AAS 15 (1923), p. 26
simile, che convenientemente la compensi, quella guarentigia venne
è. rimane tuttora violata; onde si è creata una condizione di cose
anormale, con grave e permanente turbazione della coscienza dei cattolici
in italia e nel mondo intero.
Noi dunque, eredi e depositari del pensiero e dei 'doveri dei Nostri
venerati antecessori, confessi investiti dell'unica autorità competente
nella gravissima materia e responsabili davanti a Dio, Noi protestiamo,
com'essi hanno protestato, contro una tale condizione di cose, a difesa
dei diritti e della dignità dell'apostolica Sede, non già per vana e
terrena ambizione, della quale arrossiremmo, ma per puro debito di
coscienza, memori di dover morire e del severissimo conto che dovremo
rendere al divino Giudice.
Del resto l'Italia nulla ha o avrà a temere dalla Santa Sede: il
Papa, chiunque egli sia, ripeterà sempre: Ego cogito cogitationes pacis
et non afflictionis, « ho pensieri di pace, non di afflizione » : pensieri1
di pace vera, e perciò stesso non disgiunta da giustizia, sicché possa
dirsi: Iustitia et pax osculatae sunt, « la giustizia e la pace si dettero
« il bacio ». A Dio spetta addurre quest'ora e farla sonare; agli uomini2
savi e di buona volontà non lasciarla sonare invano: essa sarà tra le
ore più solenni e feconde così per la restaurazione del Regno di Cristo,
come per la pacificazione d'Italia e del mondo.
Per questa universale pacificazione più fervidamente Noi preghiamo
ed a pregare tutti invitiamo, mentre ritorna, dopo venti secoli, il giorno
e l'ora in tutto il mondo così soavemente solenne, nel quale il dolce
Principe della pace faceva l'umile e mansueto suo ingresso nel mondo
e le « milizie celesti » cantavano: « Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini di buona volontà».3
E di questa pace sia a tutti caparra la Benedizione Apostolica, che
vogliamo scenda sopra di voi e sul vostro gregge, sul vostro clèro e
sui vostri popoli, sulle loro famiglie e sulle loro case, e rechi felicità
ai vivi, pace e beatitudine eterna ai defunti. La quale Benedizione a
voi, al vostro clero e al vostro popolo in attestato della nostra paterna
benevolenza, con tutto il cuore impartiamo.
Dato a Roma presso S. Pietro, il giorno 23 di dicembre 1922, anno
primo del Nostro Pontificato.
PIO PP. XI.
1 GEREMIA, XXIX, 11.
2 Salmo 84, 11.
3 LUCA, II, 14.
è. rimane tuttora violata; onde si è creata una condizione di cose
anormale, con grave e permanente turbazione della coscienza dei cattolici
in italia e nel mondo intero.
Noi dunque, eredi e depositari del pensiero e dei 'doveri dei Nostri
venerati antecessori, confessi investiti dell'unica autorità competente
nella gravissima materia e responsabili davanti a Dio, Noi protestiamo,
com'essi hanno protestato, contro una tale condizione di cose, a difesa
dei diritti e della dignità dell'apostolica Sede, non già per vana e
terrena ambizione, della quale arrossiremmo, ma per puro debito di
coscienza, memori di dover morire e del severissimo conto che dovremo
rendere al divino Giudice.
Del resto l'Italia nulla ha o avrà a temere dalla Santa Sede: il
Papa, chiunque egli sia, ripeterà sempre: Ego cogito cogitationes pacis
et non afflictionis, « ho pensieri di pace, non di afflizione » : pensieri1
di pace vera, e perciò stesso non disgiunta da giustizia, sicché possa
dirsi: Iustitia et pax osculatae sunt, « la giustizia e la pace si dettero
« il bacio ». A Dio spetta addurre quest'ora e farla sonare; agli uomini2
savi e di buona volontà non lasciarla sonare invano: essa sarà tra le
ore più solenni e feconde così per la restaurazione del Regno di Cristo,
come per la pacificazione d'Italia e del mondo.
Per questa universale pacificazione più fervidamente Noi preghiamo
ed a pregare tutti invitiamo, mentre ritorna, dopo venti secoli, il giorno
e l'ora in tutto il mondo così soavemente solenne, nel quale il dolce
Principe della pace faceva l'umile e mansueto suo ingresso nel mondo
e le « milizie celesti » cantavano: « Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini di buona volontà».3
E di questa pace sia a tutti caparra la Benedizione Apostolica, che
vogliamo scenda sopra di voi e sul vostro gregge, sul vostro clèro e
sui vostri popoli, sulle loro famiglie e sulle loro case, e rechi felicità
ai vivi, pace e beatitudine eterna ai defunti. La quale Benedizione a
voi, al vostro clero e al vostro popolo in attestato della nostra paterna
benevolenza, con tutto il cuore impartiamo.
Dato a Roma presso S. Pietro, il giorno 23 di dicembre 1922, anno
primo del Nostro Pontificato.
PIO PP. XI.
1 GEREMIA, XXIX, 11.
2 Salmo 84, 11.
3 LUCA, II, 14.