AAS 21 (1929), p. 741
Ora, l'educazione della gioventù è appunto una di tali cose,
che appartengono alla Chiesa e allo Stato, «benché in modo diverso
», come abbiamo sopra esposto. « Deve dunque - prosegue
Leone XIII - fra le due potestà regnare una ordinata armonia:
la quale coordinazione non a torto viene paragonata a quella
per cui l'anima e il corpo nell'uomo si associano. Quale e quanta
essa sia, non si può altrimenti giudicare se non riflettendo, come
dicemmo, alla natura di ciascuna d'esse, con riguardo alla eccellenza
e nobiltà del fine; essendo all'una prossimamente e propriamente
demandato di curare l'utile delle cose mortali, all'altra
invece di procurare i beni celesti e sempiterni. Tutto ciò pertanto
che v'ha nelle cose umane di in qualche modo sacro, tutto ciò
che si riferisce alla salute delle anime e al culto di Dio, sia desso
tale per sua natura o tale si consideri in ragione del fine cui tende,
tutto ciò sottostà al potere e alle disposizioni della Chiesa: il resto,
che rimane nell'ordine civile e politico, è giusto che dipenda dalla
civile autorità, avendo Gesù Cristo comandato di dare a Cesare
quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio » . 1
Chiunque ricusasse di ammettere questi principi e quindi di
applicarli alla educazione, verrebbe necessariamente a negare,
che Cristo ha fondato la sua Chiesa per la salvezza eterna degli
uomini, e a sostenere che la società civile e lo Stato non siano
soggetti a Dio e alla sua legge naturale e divina. Il che è evidente-
remest in eosdem, cum, usuvenire possit, ut res una atque eadem quamquam aliter atque
aliter, sed tamen eadem res, ad utriusque ius iudiciumque pertineat, debet providentissimus
Deus,aquo sunt ambae constitutae, utriusque itinera recte atque ordine composuisse. Quae
autem sunt, a Deo ordinatae sunt (Rom., XIII, 1).
1Enc. Immortale Dei,1Nov.1885:Itaque inter utramque potestatem quaedam
intercedat necesse est ordinata colligatio: quae quidem coniunctioni non immerito comparatur,
per quam anima et corpus in homine copulantur. Qualis autem et quanta ea sit,
aliter iudicari non potest, nisi respiciendo, uti diximus, ad utriusque naturam, habendaque
ratione excellentiae et nobilitatis caussarum; cum alteri proxime maximeque propositum sit
rerum mortalium curare commoda, alteri'caelestia ae sempiterna bona comparare. Quidquid
iaitur est in rebus humanis quoquo modo sacrum, quidquid ad salutem animorum cuUumve
Dei pertinet, sive tale illud sit natura sua, sive rursus tale intelligatur propter caussam ad
quam refertur, id est omne in potestate arbitrioque Ecclesiae: cetera vero, quae civile et
politicum genus complectitur, rectum est civili auctoritati esse subiecta, cum Iesus Christus
iusserit, quae Caesaris sint, reddi Caesari, quae Dei, Deo.
che appartengono alla Chiesa e allo Stato, «benché in modo diverso
», come abbiamo sopra esposto. « Deve dunque - prosegue
Leone XIII - fra le due potestà regnare una ordinata armonia:
la quale coordinazione non a torto viene paragonata a quella
per cui l'anima e il corpo nell'uomo si associano. Quale e quanta
essa sia, non si può altrimenti giudicare se non riflettendo, come
dicemmo, alla natura di ciascuna d'esse, con riguardo alla eccellenza
e nobiltà del fine; essendo all'una prossimamente e propriamente
demandato di curare l'utile delle cose mortali, all'altra
invece di procurare i beni celesti e sempiterni. Tutto ciò pertanto
che v'ha nelle cose umane di in qualche modo sacro, tutto ciò
che si riferisce alla salute delle anime e al culto di Dio, sia desso
tale per sua natura o tale si consideri in ragione del fine cui tende,
tutto ciò sottostà al potere e alle disposizioni della Chiesa: il resto,
che rimane nell'ordine civile e politico, è giusto che dipenda dalla
civile autorità, avendo Gesù Cristo comandato di dare a Cesare
quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio » . 1
Chiunque ricusasse di ammettere questi principi e quindi di
applicarli alla educazione, verrebbe necessariamente a negare,
che Cristo ha fondato la sua Chiesa per la salvezza eterna degli
uomini, e a sostenere che la società civile e lo Stato non siano
soggetti a Dio e alla sua legge naturale e divina. Il che è evidente-
remest in eosdem, cum, usuvenire possit, ut res una atque eadem quamquam aliter atque
aliter, sed tamen eadem res, ad utriusque ius iudiciumque pertineat, debet providentissimus
Deus,aquo sunt ambae constitutae, utriusque itinera recte atque ordine composuisse. Quae
autem sunt, a Deo ordinatae sunt (Rom., XIII, 1).
1Enc. Immortale Dei,1Nov.1885:Itaque inter utramque potestatem quaedam
intercedat necesse est ordinata colligatio: quae quidem coniunctioni non immerito comparatur,
per quam anima et corpus in homine copulantur. Qualis autem et quanta ea sit,
aliter iudicari non potest, nisi respiciendo, uti diximus, ad utriusque naturam, habendaque
ratione excellentiae et nobilitatis caussarum; cum alteri proxime maximeque propositum sit
rerum mortalium curare commoda, alteri'caelestia ae sempiterna bona comparare. Quidquid
iaitur est in rebus humanis quoquo modo sacrum, quidquid ad salutem animorum cuUumve
Dei pertinet, sive tale illud sit natura sua, sive rursus tale intelligatur propter caussam ad
quam refertur, id est omne in potestate arbitrioque Ecclesiae: cetera vero, quae civile et
politicum genus complectitur, rectum est civili auctoritati esse subiecta, cum Iesus Christus
iusserit, quae Caesaris sint, reddi Caesari, quae Dei, Deo.