AAS 23 (1931), p. 310
V.
È proprio a questo estremo di dubbi e di previsioni al quale
gii uomini Ci hanno ridotti, che ogni preoccupazione, Venerabili
Fratelli, svanisce, scompare, e il Nostro spirito si apre alle più
fiduciose consolanti speranze; perchè l'avvenire è nelle mani di
Dio, e Dio è con noi, e...« si Deus nobiscum, quis contra nos? »1
Un segno ed una prova sensibile dell'assistenza e del favore
divino Noi già la vediamo e gustiamo nella vostra assistenza e
cooperazione, Venerabili Fratelli. Se siamo bene informati, si è
detto recentemente che ora l'Azione Cattolica è in mano dei
Vescovi e non vi è più nulla a temere. E fin qui sta bene, molto
bene, salvo quel « più nulla », come se prima qualche cosa si avesse
a temere, e salvo quell'«ora», come se prima e fin dal principio
l'Azione Cattolica non sia sempre stata essenzialmente diocesana
e dipendente dai Vescovi (come anche sopra abbiamo accennato)
ed anche per questo, principalmente per questo, abbiamo sempre
nutrito la più certa fiducia che le Nostre direttive erano seguite
e secondate. Per questo, dopo che per il promesso, immanchevole
aiuto divino, Noi rimaniamo e rimarremo nella più fiduciosa tranquillità,
anche se la tribolazione — diciamo la parola esatta, la
persecuzione—dovrà continuare e intensificarsi. Noi sappiamo che
voi siete, e voi sapete di essere, i Nostri Fratelli nell'Episcopato
e nell'Apostolato; Noi sappiamo e sapete voi, Venerabili Fratelli,
che siete i Successori di quegli Apostoli che S. Paolo chiamava
con parole di vertiginosa sublimità « gloria Christi »; voi sapete2
che, non un uomo mortale, sia pure Capo di Stato o di Governo,
ma lo Spirito Santo vi ha posto, nelle parti che Pietro assegna, a
reggere la Chiesa di Dio. Queste e tante altre sante e sublimi cose (
che vi riguardano, Venerabili Fratelli, evidentemente ignora o
dimentica chi vi pensa e chiama, voi Vescovi d'Italia, « ufficiali
dello Stato »; dai quali così chiaramente vi distingue e separa la
1 Rom., VIII, 31. ' '
2 II Cor., VIII, 23.
È proprio a questo estremo di dubbi e di previsioni al quale
gii uomini Ci hanno ridotti, che ogni preoccupazione, Venerabili
Fratelli, svanisce, scompare, e il Nostro spirito si apre alle più
fiduciose consolanti speranze; perchè l'avvenire è nelle mani di
Dio, e Dio è con noi, e...« si Deus nobiscum, quis contra nos? »1
Un segno ed una prova sensibile dell'assistenza e del favore
divino Noi già la vediamo e gustiamo nella vostra assistenza e
cooperazione, Venerabili Fratelli. Se siamo bene informati, si è
detto recentemente che ora l'Azione Cattolica è in mano dei
Vescovi e non vi è più nulla a temere. E fin qui sta bene, molto
bene, salvo quel « più nulla », come se prima qualche cosa si avesse
a temere, e salvo quell'«ora», come se prima e fin dal principio
l'Azione Cattolica non sia sempre stata essenzialmente diocesana
e dipendente dai Vescovi (come anche sopra abbiamo accennato)
ed anche per questo, principalmente per questo, abbiamo sempre
nutrito la più certa fiducia che le Nostre direttive erano seguite
e secondate. Per questo, dopo che per il promesso, immanchevole
aiuto divino, Noi rimaniamo e rimarremo nella più fiduciosa tranquillità,
anche se la tribolazione — diciamo la parola esatta, la
persecuzione—dovrà continuare e intensificarsi. Noi sappiamo che
voi siete, e voi sapete di essere, i Nostri Fratelli nell'Episcopato
e nell'Apostolato; Noi sappiamo e sapete voi, Venerabili Fratelli,
che siete i Successori di quegli Apostoli che S. Paolo chiamava
con parole di vertiginosa sublimità « gloria Christi »; voi sapete2
che, non un uomo mortale, sia pure Capo di Stato o di Governo,
ma lo Spirito Santo vi ha posto, nelle parti che Pietro assegna, a
reggere la Chiesa di Dio. Queste e tante altre sante e sublimi cose (
che vi riguardano, Venerabili Fratelli, evidentemente ignora o
dimentica chi vi pensa e chiama, voi Vescovi d'Italia, « ufficiali
dello Stato »; dai quali così chiaramente vi distingue e separa la
1 Rom., VIII, 31. ' '
2 II Cor., VIII, 23.