AAS 33 (1941), p. 192

Se alla Città eterna sono stati finora risparmiati i terrori della guerra,
tuttavia l'eco della cruenta e distruttrice azione bellica, il lamento per
i morti, l'ansietà per i dispersi, la nostalgica bramosia dei prigionieri,
il pianto delle vedove e degli orfani, l'esilio dei deportati, l'indigenza e
Ja penuria dei dislocati senza tetto, cercano e trovano negli avvolgimenti
della loro sventura la via per giungere a Noi, al Nostro orecchio e al No­
stro cuore, in ogni lingua e con voci strazianti, e Ci svelano e pongono
sott'occhio giornalmente, e quasi ora per ora, l'immenso e oscuro abisso
dei patimenti e delle angustie, in cui la presente bufera ha travolto e viene
di continuo travolgendo la povera umanità non meno che la vigna del
Signore.
Ma pur in così angosciosa stagione di prova e di dolore la Chiesa non
cessa di essere « il campo di quei che sperano ». E al Nostro sguardo —
visione confortatrice e ammonitrice — si affaccia la mite e soccorrevole
immagine del Santo Pontefice di cui nel battesimo Ci fu imposto il nome;
e, mentre contempliamo il suo esempio, cammino e sprone all'animo
Nostro, imploriamo dall'Eterno Sacerdote della sublime ara del Gol­
gota, centro di attrazione dell'universo, una favilla di quella vampa
esuberante di amore apostolico verso i poveri e i miseri, onde, fra le altre
sue eccelse doti, rifulse S. Eugenio I ; e lo preghiamo di ottenerci dal1
Signore che in sempre maggior misura, — mercè la generosa coopera­
zione di tante anime elette, che, mosse pure dalla carità di Cristo, ven­
gono in soccorso alla ristrettezza dei Nostri mezzi materiali, — Ci sia
dato di far pervenire anche nel futuro alle vittime della guerra e agli
altri innumerevoli sofferenti i segni più efficaci della Nostra non mai
stanca affezione e sollecitudine paterna.
Se la Chiesa, nata dalla passione di Cristo, si china pietosa sul dolore
X>er alleviarlo, con la parola e con l'aiuto che può, nella meritoria con­
formità alla volontà divina, non ignora neppure il lavoro, nobilitato
sublimemente da Cristo nell'umile bottega del santo Fabbro di Naza­
reth. Dolore e lavoro non sono forse i due compagni nel cammino della
vita, dati da Dio ai nostri progenitori decaduti, nell'esiliarli dall'Eden ?
Multiplicado aerumnas tuas et conceptas tuos: in dolore paries filios,
disse alla donna; In laboribus ... comedes herbam terrae; in sudore
vultus tui vesceris pane, disse all'uomo. Da quel giorno fatale quai ter­
ribile vicenda di dolore e di lavoro seguì e confuse i passi dell'umana fa­
miglia sulla faccia della terra, maledetta da Dio nell'opera dell'uomo !2
Dolore e lavoro, i quali non sono mai così disgiunti e propri, l'uno della

1 Cfr. Lib, Pontifical., n. LXXVII.
2 Gen., III, 16-19.

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