AAS 33 (1941), p. 469
sènso giuridico, cioè riguardo alla «vis probativa in rebus fidei et mo
rum », ma non escluse affatto possibili divergenze dal testo originale e
dalle antiche versioni, come ogni buon libro d'Introduzione Biblica
espone chiaramente secondo gli Atti del Concilio medesimo.
3. Della crìtica testuale. — Con l'idea, sopra esposta, del valore, pres
soché unico, della Volgata, e minimo o quasi nullo dei testi originali
e delle altre versioni antiche, non fa meraviglia che l'anonimo neghi la
necessità e l'utilità della critica testuale, non ostante che le recenti
scoperte di testi preziosissimi abbiano confermato il contrario. Poiché
« è la Chiesa che ci presenta e garantisce il Testo Sacro » (pag. 10),
fare della critica testuale è «trattare il Libro divino come un libro
umano» (pag. 23), e l'unico uso che si può fare del testo originale e
delle antiche versioni è di consultarli « in qualche difficoltà da illumi
nare » (pag. 6); il testo greco non può « far fede » contro un altro testo e
<( contro lo stesso testo ufficiale della Chiesa » (pag. 8), e « non si possono
in nessun modo espungere... dal Testo, non solo della Chiesa (=Vol
gata), ma da quello originale, interi tratti o interi versetti» (pag. 7),
dunque nemmeno se assenti dalla primitiva tradizione di esso e penetra
tivi dipoi; tentare di stabilire il Sacro Testo con mezzi critici è un
«massacrare» la Bibbia (pag. 9). Indi le parecchie pagine dell'opu
scolo, piene di invettive contro il «criticismo scientifico », « natura
lismo », « modernismo ».
Che la scienza biblica cattolica, dai tempi di Origene e di S. Giro
lamo fin alla « Commissione per la revisione ed emendazione della Vol
gata », istituita proprio dal Papa dell'Enciclica Pascendi, si sia affa
ticata a stabilire la forma più pura possibile del testo originale e delle
versioni, compresa (per non dire anzitutto) la Volgata ; che Leone XIII
fortemente raccomandi: « Artis criticae disciplinam, quippe percipien
dae penitus hagiographorum sententiae perutilem, Nobis vehemen
ter probantibus, nostri excolant. Hanc ipsam facultatem, adhibita
loco ope heterodoxorum, Nobis non repugnantibus, iidem exacuant»
(Litt. Apost. Vigilantiae, Ench. Bibl., n. 135) ; che la Pontificia Com
missione Biblica abbia risposto che, nel Pentateuco (e « servatis ser
vandis» anche in altri libri biblici: cf. il decreto De Psalmis, Ench.
Bibl., n. 345) si possa ammettere « tam longo saeculorum decursu non
nullas... modificationes obvenisse, uti : additamenta post Moysi mor
tem vel ab auctore inspirato apposita, vel glossas et explicationes textui
intèriectas; vocabula quaedam et formas e sermone antiquato in ser
monem recentiorem translatas: mendosas demum lectiones vitio ama-
rum », ma non escluse affatto possibili divergenze dal testo originale e
dalle antiche versioni, come ogni buon libro d'Introduzione Biblica
espone chiaramente secondo gli Atti del Concilio medesimo.
3. Della crìtica testuale. — Con l'idea, sopra esposta, del valore, pres
soché unico, della Volgata, e minimo o quasi nullo dei testi originali
e delle altre versioni antiche, non fa meraviglia che l'anonimo neghi la
necessità e l'utilità della critica testuale, non ostante che le recenti
scoperte di testi preziosissimi abbiano confermato il contrario. Poiché
« è la Chiesa che ci presenta e garantisce il Testo Sacro » (pag. 10),
fare della critica testuale è «trattare il Libro divino come un libro
umano» (pag. 23), e l'unico uso che si può fare del testo originale e
delle antiche versioni è di consultarli « in qualche difficoltà da illumi
nare » (pag. 6); il testo greco non può « far fede » contro un altro testo e
<( contro lo stesso testo ufficiale della Chiesa » (pag. 8), e « non si possono
in nessun modo espungere... dal Testo, non solo della Chiesa (=Vol
gata), ma da quello originale, interi tratti o interi versetti» (pag. 7),
dunque nemmeno se assenti dalla primitiva tradizione di esso e penetra
tivi dipoi; tentare di stabilire il Sacro Testo con mezzi critici è un
«massacrare» la Bibbia (pag. 9). Indi le parecchie pagine dell'opu
scolo, piene di invettive contro il «criticismo scientifico », « natura
lismo », « modernismo ».
Che la scienza biblica cattolica, dai tempi di Origene e di S. Giro
lamo fin alla « Commissione per la revisione ed emendazione della Vol
gata », istituita proprio dal Papa dell'Enciclica Pascendi, si sia affa
ticata a stabilire la forma più pura possibile del testo originale e delle
versioni, compresa (per non dire anzitutto) la Volgata ; che Leone XIII
fortemente raccomandi: « Artis criticae disciplinam, quippe percipien
dae penitus hagiographorum sententiae perutilem, Nobis vehemen
ter probantibus, nostri excolant. Hanc ipsam facultatem, adhibita
loco ope heterodoxorum, Nobis non repugnantibus, iidem exacuant»
(Litt. Apost. Vigilantiae, Ench. Bibl., n. 135) ; che la Pontificia Com
missione Biblica abbia risposto che, nel Pentateuco (e « servatis ser
vandis» anche in altri libri biblici: cf. il decreto De Psalmis, Ench.
Bibl., n. 345) si possa ammettere « tam longo saeculorum decursu non
nullas... modificationes obvenisse, uti : additamenta post Moysi mor
tem vel ab auctore inspirato apposita, vel glossas et explicationes textui
intèriectas; vocabula quaedam et formas e sermone antiquato in ser
monem recentiorem translatas: mendosas demum lectiones vitio ama-