AAS 44 (1952), p. 873

dunque, come nel suono dell'artista, l'elemento principale, dominante,
è lo spirito, l'anima; non Instrumento, il corpo.
. Fondata su tali principi, la coscienza religiosa e morale esige che nella
estimazione dello sport e della ginnastica, nel giudicare la persona degli
atleti, nel tributare l'ammirazione alle loro imprese, venga assunta, come
criterio fondamentale, l'osservanza di questa gerarchia dei valori, così
che il maggior pregio non sia attribuito a colui che possiede i più forti
ed agili muscoli, ma a chi dimostra anche più pronta capacità di sottometterli
all'impero dello spirito.
Una seconda esigenza dell'ordine religioso e morale, fondata sulla
stessa scala dei valori, vieta, in caso di conflitto, di sacrificare a vantaggio
del corpo gl'intangibili interessi dell'anima. Verità e probità, amore, giustizia
ed equità, integrità morale e naturale pudore, doverosa cura della
vita e della sanità, della famiglia e della professione, del buon nome e del
vero onore, non debbono essere subordinati all'attività sportiva, alle sue
vittorie e alle sue glorie. Come in altre arti ed onici, così nello sport, è
legge immutabile che il felice successo non è una sicura garanzia per
la sua rettitudine morale.

Una terza esigenza riguarda il grado d'importanza che spetta allo
sport nell'insieme delle attività umane. Non si tratta dunque più qui di
considerare e di valutare il corpo e l'anima entro i limiti dello sport e
della ginnastica, ma di porre questi ultimi nella ben più vasta cornice
della vita, e di esaminare allora qual valore convenga loro riconoscere.
Sotto la guida della sana ragione naturale, e molto più della coscienza
cristiana, ognuno può giungere alla norma certa che l'allenamento e la
padronanza del corpo esercitata dall'anima, la gioia per la consapevolezza
della forza che si possiede e per le riuscite imprese sportive, non
sono l'elemento nè unico nè principale dell'agire umano. Sono aiuti ed
accessori certamente da stimarsi; ma non valori di vita indispensabili,
nè assolute necessità morali. Elevare la ginnastica, lo sport, la ritmica
con tutti i loro annessi, a supremo scopo della vita, sarebbe in verità
troppo poco per l'uomo, del quale ben più elevate aspirazioni, tendenze
e doti formano la primaria grandezza.

Ï1 perciò ufficio di tutti gli sportivi di conservare questa retta concezione
dello sport ; non già per turbare o diminuire la gioia che traggono
da esso, ma per preservarli dal pericolo di trascurare doveri più alti concernenti
la loro dignità e il rispetto verso Dio e verso sè stessi.
Non vogliamo conchiudere questa considerazione senza rivolgere una
parola ad una particolare categoria di persone, il cui numero si è pur
troppo accresciuto dopo le due immani guerre che hanno funestato il

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