AAS 21 (1929), p. 758
di massima importanza, e cioè la vera sostanza dell'educazione
cristiana, quale si raccoglie dal suo fine proprio, e nella cui considerazione
si fa vieppiù chiara, con meridiana luce, la sovraeminente
missione educativa della Chiesa.
Fine proprio e immediato dell'educazione cristiana è cooperare
con la grazia divina nel formare il vero e perfetto cristiano:
cioè Cristo stesso nei rigenerati col Battesimo, secondo la viva
espressione dell'Apostolo: « Figliuolini miei, che io nuovamente
porto in seno fino a tanto che sia formato in voi Cristo » . 1 Giacché
il vero cristiano deve vivere la vita soprannaturale in Cristo:
« Cristo che è la vita vostra » , e manifestarla in tutte le sue ope-2
razioni: « affinchè anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra
carne mortale » . 8
Perciò appunto l'educazione cristiana comprende tutto l'ambito
della vita umana, sensibile e spirituale, intellettuale e morale,
individuale, domestica e sociale, non per menomarla comecchessia,
ma per elevarla, regolarla e perfezionarla secondo gli esempi e
la dottrina di Cristo.
Onde il vero cristiano, frutto dell'educazione cristiana, è
l'uomo soprannaturale, che pensa, giudica ed opera costantemente
e coerentemente, secondo la retta ragione illuminata dalla
luce soprannaturale degli esempi e della dottrina di Cristo: ovvero,
per dirla con il linguaggio ora in uso, il vero e compito uomo di
carattere. Giacché, non qualsiasi coerenza è tenacia di condotta,
secondo principi soggettivi; costituisce il vero carattere, ma soltanto
la costanza nel seguire i principi eterni della giustizia,
come riconosce anche il poeta pagano, quando loda, inseparabilmente,
« L'uomo giusto e ben fermo nel suo proposito » ; e,4
d'altra parte, non può darsi compiuta giustizia, se non nel dare
a Dio quel che si deve a Dio, come fa il vero cristiano.
1 Gal., IV, 19: Filioli mei, quos iterum parturio, donec formetur Christus in vobis.
2 Col., III, 4: Christus, vita vestra.
3 II Cor., IV, 11: ut et vita Iesu manifestetur in carne nostra mortali.
4 H OB AT., Od. I. III, od. 3, v. 1: Iustum et tenacem propositi virum.
cristiana, quale si raccoglie dal suo fine proprio, e nella cui considerazione
si fa vieppiù chiara, con meridiana luce, la sovraeminente
missione educativa della Chiesa.
Fine proprio e immediato dell'educazione cristiana è cooperare
con la grazia divina nel formare il vero e perfetto cristiano:
cioè Cristo stesso nei rigenerati col Battesimo, secondo la viva
espressione dell'Apostolo: « Figliuolini miei, che io nuovamente
porto in seno fino a tanto che sia formato in voi Cristo » . 1 Giacché
il vero cristiano deve vivere la vita soprannaturale in Cristo:
« Cristo che è la vita vostra » , e manifestarla in tutte le sue ope-2
razioni: « affinchè anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra
carne mortale » . 8
Perciò appunto l'educazione cristiana comprende tutto l'ambito
della vita umana, sensibile e spirituale, intellettuale e morale,
individuale, domestica e sociale, non per menomarla comecchessia,
ma per elevarla, regolarla e perfezionarla secondo gli esempi e
la dottrina di Cristo.
Onde il vero cristiano, frutto dell'educazione cristiana, è
l'uomo soprannaturale, che pensa, giudica ed opera costantemente
e coerentemente, secondo la retta ragione illuminata dalla
luce soprannaturale degli esempi e della dottrina di Cristo: ovvero,
per dirla con il linguaggio ora in uso, il vero e compito uomo di
carattere. Giacché, non qualsiasi coerenza è tenacia di condotta,
secondo principi soggettivi; costituisce il vero carattere, ma soltanto
la costanza nel seguire i principi eterni della giustizia,
come riconosce anche il poeta pagano, quando loda, inseparabilmente,
« L'uomo giusto e ben fermo nel suo proposito » ; e,4
d'altra parte, non può darsi compiuta giustizia, se non nel dare
a Dio quel che si deve a Dio, come fa il vero cristiano.
1 Gal., IV, 19: Filioli mei, quos iterum parturio, donec formetur Christus in vobis.
2 Col., III, 4: Christus, vita vestra.
3 II Cor., IV, 11: ut et vita Iesu manifestetur in carne nostra mortali.
4 H OB AT., Od. I. III, od. 3, v. 1: Iustum et tenacem propositi virum.