AAS 21 (1929), p. 759

Siffatto scopo e termine dell'educazione cristiana sembra ai
profani come un'astrazione, o piuttosto come inattuabile senza
soppressione o menomamento delle facoltà naturali e senza rinunzia
alle opere della vita terrena, quindi alieno dal vivere sociale e
dalla prosperità temporale, contrario ad ogni progresso nelle
lettere, nelle scienze, nelle arti e in ogni altra opera di civiltà.
A simile obiezione, mossa dall'ignoranza e dal pregiudizio dei
pagani, anche colti d'un tempo - ripetuta purtroppo con più
frequenza ed insistenza nei tempi moderni - aveva risposto
Tertulliano: « Non siamo estranei alla vita. Ci ricordiamo bene di
dover riconoscenza a Dio Signore Creatore; nessun frutto delle
opere sue noi ripudiamo; soltanto ci moderiamo, per non usarne
smodatamente o malamente. E così non senza il foro, non senza
il macello, non senza i bagni, le case, le botteghe, le stalle, i mercati
vostri e tutti gli altri traffici noi abitiamo in questo mondo.
Noi pure con voi navighiamo e militiamo, coltiviamo i campi e
negoziamo, e per ciò ci scambiamo i lavori e mettiamo a vostra disposizione
le opere nostre. Come mai possiamo sembrare inutili ai
vostri affari, coi quali e dei quali viviamo, davvero non vedo » . 1
Pertanto, il vero cristiano, nonché rinunziare alle opere della vita &) cne è anche a
più nobile e più
terrena o menomare le sue facoltà naturali, le svolge anzi e le giovevole cittadino,
perfeziona coordinandole alla vita soprannaturale, per modo da
nobilitare la vita stessa naturale e da procurarle più efficace
giovamento, non solo di ordine spirituale ed eterno, ma anche
materiale e temporale.
Ciò è dimostrato da tutta la storia del Cristianesimo e delle
sue istituzioni, che si identifica con la storia 'della vera civiltà e
del genuino progresso sino ai nostri giorni; e particolarmente dai
Santi, ond'è fecondissima la Chiesa e soltanto essa, i quali hanno

1Apol., 42: Non sumus exules vitae. Meminimus gratiam nos debere Deo Domino
Creatori; nullum fructum operum eius repudiamus; plane temperamus, ne ultra modum
aut perperam utamur. Itaque non sine foro, non sine macello, non sine balneis, tabernis,
officinis, stabulis, nundinis vestris, caeterisque commerciis cohabitamus in hoc saeculo.
Navigamus et nos vobiscum et militamtis, et rusticamur, et mercamur, proinde miscemus
artes, operas nostras publicamus usui vestro. Quomodo infructuosi videamur negotiis vestris,
cum quibus et de quibus vivimus, non scio. »

Testo dall'OCR della scansione vaticana; possono restare errori di lettura. Pagina nella scansione (PDF)

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