AAS 33 (1941), p. 198
sorsero nel campo cattolico numerose e varie istituzioni benefiche e fio
renti centri di reciproco soccorso in favore proprio e d'altrui. Quale
prosperità materiale e naturale, quali frutti spirituali e soprannaturali,
non sono provenuti agli operai e alle loro famiglie dalle unioni catto
liche! Quanto efficace e opportuno al bisogno non si è dimostrato il con
tributo dei Sindacati e delle Associazioni in pro dei ceto agricolo e medio
per sollevarne le angustie, assicurarne la difesa e la giustizia, e in tal
modo, mitigando le passioni, preservare da turbamenti la pace sociale!
Nè questo fu tutto il vantaggio. L'Enciclica Rerum novarum, acco
standosi al popolo, che abbracciava con stima e amore, penetrò nei cuori
e nelle menti della classe operaia e vi infuse sentimento cristiano e di
gnità civile; a segno tale che la potenza dell'attivo suo influsso venne,
con lo scorrere degli anni, còsi efficacemente esplicandosi e diffonden
dosi, da far diventare le sue norme quasi comune patrimonio della fa
miglia umana. E méntre lo Stato, nel secolo decimonono, per soverchio
esaltamento di libertà, considerava come suo scopo esclusivo il tutelare
la libertà con il diritto, Leone XIII lo ammonì essere insieme suo dovere
l'applicarsi alla provvidenza sociale, curando il benessere del popolo
intero e di tutti i suoi membri, particolarmente dei deboli e diseredati,
con larga politica sociale e con creazione di un diritto del lavoro. Alla
sua voce rispose un'eco potente; ed è sincero debito di giustizia ricono
scere i progressi, che la sollecitudine delle Autorità civili di molte Na
zioni hanno procurato alla condizione dei lavoratori. Onde ben fu detto
che la Rerum novarum divenne la « Magna Charta » dell'operosità so
ciale cristiana.
Intanto trascorreva un mezzo secolo, che ha lasciato solchi profondi
e tristi fermenti nel terreno delle Nazioni e delle società. Le questioni,
che i mutamenti e rivolgimenti sociali e sopra tutto economici offrivano
a un esame morale dopo la Rerum novarum, sono state con penetrante
acutezza trattate dal Nostro immediato Predecessore nella Enciclica
Quadragesimo anno. Il decennio che la seguì non fu meno ricco degli
anni anteriori per sorprese nella vita sociale ed economica, e ha versate
le irrequiete e oscure sue acque nel pelago di una guerra, che può avere
imprevedibili flutti urtanti l'economia e la società.
Quali problemi e quali assunti particolari, forse del tutto nuovi, pre
senterà alla sollecitudine della Chiesa la vita sociale dopo il conflitto
che mette a fronte tanti popoli, l'ora presente rende difficile designare
e antivedere. Tuttavia, se il futuro ha radice nel passato, se l'esperienza
degli ultimi anni Ci è maestra per l'avvenire, Noi pensiamo di servirci
dell'odierna commemorazione per dare ulteriori principi direttivi mo-
renti centri di reciproco soccorso in favore proprio e d'altrui. Quale
prosperità materiale e naturale, quali frutti spirituali e soprannaturali,
non sono provenuti agli operai e alle loro famiglie dalle unioni catto
liche! Quanto efficace e opportuno al bisogno non si è dimostrato il con
tributo dei Sindacati e delle Associazioni in pro dei ceto agricolo e medio
per sollevarne le angustie, assicurarne la difesa e la giustizia, e in tal
modo, mitigando le passioni, preservare da turbamenti la pace sociale!
Nè questo fu tutto il vantaggio. L'Enciclica Rerum novarum, acco
standosi al popolo, che abbracciava con stima e amore, penetrò nei cuori
e nelle menti della classe operaia e vi infuse sentimento cristiano e di
gnità civile; a segno tale che la potenza dell'attivo suo influsso venne,
con lo scorrere degli anni, còsi efficacemente esplicandosi e diffonden
dosi, da far diventare le sue norme quasi comune patrimonio della fa
miglia umana. E méntre lo Stato, nel secolo decimonono, per soverchio
esaltamento di libertà, considerava come suo scopo esclusivo il tutelare
la libertà con il diritto, Leone XIII lo ammonì essere insieme suo dovere
l'applicarsi alla provvidenza sociale, curando il benessere del popolo
intero e di tutti i suoi membri, particolarmente dei deboli e diseredati,
con larga politica sociale e con creazione di un diritto del lavoro. Alla
sua voce rispose un'eco potente; ed è sincero debito di giustizia ricono
scere i progressi, che la sollecitudine delle Autorità civili di molte Na
zioni hanno procurato alla condizione dei lavoratori. Onde ben fu detto
che la Rerum novarum divenne la « Magna Charta » dell'operosità so
ciale cristiana.
Intanto trascorreva un mezzo secolo, che ha lasciato solchi profondi
e tristi fermenti nel terreno delle Nazioni e delle società. Le questioni,
che i mutamenti e rivolgimenti sociali e sopra tutto economici offrivano
a un esame morale dopo la Rerum novarum, sono state con penetrante
acutezza trattate dal Nostro immediato Predecessore nella Enciclica
Quadragesimo anno. Il decennio che la seguì non fu meno ricco degli
anni anteriori per sorprese nella vita sociale ed economica, e ha versate
le irrequiete e oscure sue acque nel pelago di una guerra, che può avere
imprevedibili flutti urtanti l'economia e la società.
Quali problemi e quali assunti particolari, forse del tutto nuovi, pre
senterà alla sollecitudine della Chiesa la vita sociale dopo il conflitto
che mette a fronte tanti popoli, l'ora presente rende difficile designare
e antivedere. Tuttavia, se il futuro ha radice nel passato, se l'esperienza
degli ultimi anni Ci è maestra per l'avvenire, Noi pensiamo di servirci
dell'odierna commemorazione per dare ulteriori principi direttivi mo-