AAS 33 (1941), p. 202

che riguarda l'esecuzione. E questo avverrà, se le norme statali non abo­
liscano nè rendano inattuabile l'esercizio di altri diritti e doveri ugual­
mente personali : quali sono il diritto al vero culto di Dio; al matrimo­
nio; il diritto dei coniugi, del padre e della madre a condurre la vita co­
niugale e domestica; il diritto a una ragionevole libertà nella scelta dello
stato e nel seguire una vera vocazione; diritto quest'ultimo personale,
se altro mai, dello spirito dell'uomo ed eccelso, quando gli si accostino
i diritti superiori e imprescindibili di Dio e della Chiesa, come nella
scelta e nell'esercizio delle vocazioni sacerdotali e religiose.

La famiglia
Secondo la dottrina; della Rerum novarum, la natura stessa ha inti­
mamente congiunto la proprietà privata con l'esistenza dell'umana so­
cietà e con la sua vera civiltà, e in grado eminente con l'esistenza e con
lo sviluppo della famiglia. Un tal vincolo appare piti che apertamente.
Non deve forse la proprietà privata assicurare al padre di famiglia la
sana libertà, di cui ha bisogno, per poter adempiere i doveri assegna­
tigli dal Creatore, concernenti il benessere fisico, spirituale e religioso
della famiglia?
Nella famiglia la Nazione trova la radice naturale e feconda della
sua grandezza e potenza. Se la proprietà privata ha da condurre al bene
della famiglia, tutte le norme pubbliche, anzi tutte quelle dello Stato
che ne regolano il possesso, devono non solo rendere possibile e conser­
vare tale f unzione — funzione nell'ordine naturale sotto certi rapporti
superiore a ogni altra —, ma ancora perfezionarla sempre più. Sarebbe
infatti innaturale un vantato progresso civile, il quale — 0 per la so­
vrabbondanza di carichi o per soverchie ingerenze immediate — ren­
desse vuota di senso la proprietà privata, togliendo praticamente alla
famiglia e al suo capo la libertà di perseguire lo scopo da Dio assegnato
al perfezionamento della vita familiare.
Fra tutti i beni che possono esser oggetto di proprietà privata nes­
suno è più conforme alla natura, secondo l'insegnamento della Rerum
novarum, di quanto è il terreno, il podere, in cui abita la famiglia, e dai
cui frutti trae interamente o almeno in parte il di che vivere. Ed è nello
spirito della Rerum novarum l'affermare che, di regola, solo quella sta­
bilità, che si radica in un proprio podere, fa della famiglia la cellula vi­
tale più perfetta e feconda della società, riunendo splendidamente con
la sua progressiva coesione le generazioni presenti e future. Se oggi il
concetto e la creazione di spazi vitali è al centro delle mète sociali e po­
litiche, non si dovrebbe forse, avanti ogni cosa, pensare allo spazio vitale

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