AAS 37 (1945), p. 167

Ma non vogliamo perderci di animo. I discorsi pronunziati da uomini
competenti e responsabili nel corso di queste ultime settimane lasciano
comprendere che essi hanno in vista la vittoria del diritto, non solò
come scopo politico, ma anche più come dovere morale.
Perciò Noi rivolgiamo di gran cuore ai Nostri figli e alle Nostre
figlie dell'intero universo un caldo invito alla preghiera: che esso pervenga
all'orecchio di quanti riconoscono in Dio il Padre amantissimo
di tutti gli uomini creati a sua immagine e somiglianza, di quanti sanno
che nel petto di Cristo pulsa un Cuore divino ricco di misericordia, sorgente
profonda ed inesauribile di ogni bene e di ogni amore, di ogni pace
e di ogni riconciliazione.
Dalla tregua delle armi alla pace vera e sincera, come or non è molto
ammonivamo, il cammino sarà arduo e lungo, troppo lungo per le ansiose
aspirazioni di una umanità affamata di ordine e di calma. Ma è inevitabile
che così sia. E forse è anche meglio. Occorre prima lasciar sedare
la bufera delle passioni sovreccitate : « motos praestat componere Auctus».
È necessario che Podio, la diffidenza, gl'incentivi di un nazio-8
nalismo estremo cedano il posto alla concezione di saggi consigli, al germogliare
di pacifici disegni, alla serenità nello scambio di vedute e alla
mutua comprensione fraterna.
Si dégni lo Spirito Santo, luce delle intelligenze, Signore soave dei
cuori, di esaudire le preghiere della sua Chiesa e di guidare nel loro
arduo lavoro quelli che, secondo la loro alta missione, si sforzano sinceramente,
nonostante gli ostacoli e le contraddizioni, di giungere al termine,
così universalmente, così ardentemente bramato : la pace, la vera
pace degna di tal nome. Una pace fondata e confermata nella sincerità
e nella lealtà, nella giustizia e nella realtà ; una pace di leale e risoluto
sforzo per vincere o prevenire quelle condizioni economiche e sociali, le
quali potrebbero, come già in passato, così anche nell'avvenire, facilmente
condurre a nuovi conflitti armati; una pace che possa essere approvata
da tutti gli animi retti di ogni popolo e di ogni Nazione ; una
pace che le generazioni future possano considerare con riconoscenza come
il frutto felice di un tempo infelice; una pace che segni nei secoli una
svolta risolutiva nell'affermazione della dignità umana e dell'ordine
nella libertà ; una pace che sia come la Magna Charta, la quale ha chiuso
Pera oscura della violenza; una pace che, sotto la guida misericordiosa
di Dio, ci faccia passare attraverso la prosperità temporale, in modo da
non perdere la felicità eterna.9

8 VERG., Aen. 1, 135.
» Cfr. Oratio Domin. III post Pent.

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