AAS 44 (1952), p. 271

contenuto e scopo della educazione cristiana è la formazione del nuovo
essere umano, rinato nel battesimo, a perfetto cristiano. Tale obbligo,
che fu sempre costume e vanto delle famiglie cristiane, è solennemente
sancito dal canone 1113 del Codice di diritto canonico, che suona così :
« Parentes gravissima obligatione tenentur prolis educationem tum religiosam
et moralem, tum physicam et civilem pro viribus curandi, et
etiam temporali eorum bono providendi ». <( I genitori hanno il gravissimo
obbligo di curare con tutte le loro forze l'educazione, così religiosa e
morale, come fìsica e civile, dei loro figli, e di provvedere anche al loro
benessere temporale ».
Le questioni più urgenti di così vasto argomento sono state chiarite
in diverse occasioni dai Nostri Predecessori e da Noi stessi. Pertanto
Ci proponiamo ora non di ripetere quel che è già stato ampiamente esposto,
ma piuttosto di richiamare l'attenzione sopra un elemento, che, pur
essendo la base e il fulcro della educazione, specialmente cristiana, sembra
invece ad alcuni, a prima vista, quasi estraneo ad essa. Vorremmo
cioè parlare di ciò che vi è di più profondo ed intrinseco nell'uomo :
la sua coscienza. Vi siamo indotti dal fatto che alcune correnti del pensiero
moderno cominciano ad alterarne il concetto e ad impugnarne il
valore. Tratteremo dunque della coscienza in quanto oggetto della educazione.

La coscienza è come il nucleo più intimo e segreto dell'uomo. Là egli
si rifugia con le sue facoltà spirituali in assoluta solitudine : solo con
se stesso, o meglio, solo con Dio — della cui voce la coscienza risuona —
e con se stesso. Là egli si determina per il bene o per il male; là egli
sceglie fra la strada della vittoria e quella della disfatta. Quando anche
volesse, l'uomo non riuscirebbe mai a togliersela di dosso ; con essa, o
che approvi o che condanni, percorrerà tutto il cammino della vita, ed
egualmente con essa, testimone veritiero ed incorruttibile, si presenterà
al giudizio di Dio. La coscienza è quindi, per dirla con una immagine
tanto antica quanto degna, un àôvrov un santuario, sulla cui soglia tutti
debbono arrestarsi ; anche, se si tratta di un fanciullo, il padre e la madre.
Solo il sacerdote vi entra come curatore di anime e come ministro
del Sacramento della penitenza ; nè per questo la coscienza cessa di essere
un geloso santuario, di cui Dio stesso vuole custodita la segretezza
col sigillo del più sacro silenzio.
In che senso dunque si può parlare della educazione della coscienza?

Testo dall'OCR della scansione vaticana; possono restare errori di lettura. Pagina nella scansione (PDF)

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