AAS 33 (1941), p. 188
stro tempo, così noncuranti delle esigenze della moda da rendervi ridi
cole, vestendovi all'opposto dei gusti e degli usi comuni alle vostre con
temporanee, senza preoccuparvi mai di ciò che loro garba. Onde anche
l'Angelico San Tommaso afferma che nelle cose esteriori, di cui l'uomo
usa, non vi è alcun vizio, ma il vizio viene da parte dell'uomo che immoderatamente
ne usa, o in confronto della consuetudine di coloro coi quali
vive, facendosi stranamente parte discorde dagli altri per se stesso ; o
usando delle cose secondo la consuetudine o oltre la consuetudine degli
altri, con disordinato affetto, per sovrabbondanza di vesti superbamente
ornate o compiacenti o ricercate con soverchio studio, mentre pure
l'umiltà e la semplicità sarebbero bastevoli ad appagare il necessario
decoro. E lo stesso Santo Dottore arriva perfino a dire che nell'orna3
mento femminile può esservi atto meritorio di virtù, quando sia conforme
al modo, alla misura della persona e alla buona intenzione, e le donne
portino ornamenti decenti secondo lo stato e la dignità loro, siano mo
derate in ciò che fanno secondo la consuetudine della patria : allora an
che l'ornarsi sarà atto di quella virtù della modestia, la quale pone modo
nel camminare, nello stare, nell'abito e in tutti i movimenti esteriori.4
Anche nell'attenersi alla moda, la virtù sta nel mezzo. Ciò che Dio vi
domanda è di ricordarvi sempre che la moda non è, nè può essere la re
gola suprema della vostra condotta ; che al di sopra della moda e delle
sue esigenze vi sonò leggi più alte e imperiose, principi superiori e im
mutabili, che in nessun caso possono essere sacrificati al libito del pia
cére o del capriccio, e davanti ai quali l'idolo della moda deve saper
chinare la sua fugace onnipotenza. Questi principi sono stati proclamati
da Dio, dalla Chiesa, dai Santi e dalle Sante, dalla ragione e dalla morale
cristiana, segnali dei confini, di là dai quali non spuntano nè fioriscono
gigli e rose, nè spandono nembo di profumi la purezza, la modestia, il
decoro e l'onore femminile, ma spira e domina un aere malsano di leg
gerezza, di obliquo linguaggio, di vanità audace, di vanagloria non meno*
dell'animo che dell'abbigliamento. Sono quei principi che San Tommaso^
d'Aquino addita per l'ornamento femminile e ricorda, allorché insegna5
quale vuol essere l'ordine della nostra carità, delle nostre affezioni :6
il bene dell'anima nostra ha da precedere quello del nostro corpo, e al
vantaggio del nostro proprio corpo dobbiamo preferire il bene dell'anima
del nostro prossimo. Non vedete dunque che vi è un limite che nessuna
3 8. Th., 2a 2», q. 169, a. 1.
4 Cfr. S. THOMAE AQ. ExposU. in Isaiam Prophetam, cap. III in fine.
5 B. Th., 2* 2™, q. 169, a. 2.
6 S. Th., 2* 2™, q. 26, a. 4-5.
cole, vestendovi all'opposto dei gusti e degli usi comuni alle vostre con
temporanee, senza preoccuparvi mai di ciò che loro garba. Onde anche
l'Angelico San Tommaso afferma che nelle cose esteriori, di cui l'uomo
usa, non vi è alcun vizio, ma il vizio viene da parte dell'uomo che immoderatamente
ne usa, o in confronto della consuetudine di coloro coi quali
vive, facendosi stranamente parte discorde dagli altri per se stesso ; o
usando delle cose secondo la consuetudine o oltre la consuetudine degli
altri, con disordinato affetto, per sovrabbondanza di vesti superbamente
ornate o compiacenti o ricercate con soverchio studio, mentre pure
l'umiltà e la semplicità sarebbero bastevoli ad appagare il necessario
decoro. E lo stesso Santo Dottore arriva perfino a dire che nell'orna3
mento femminile può esservi atto meritorio di virtù, quando sia conforme
al modo, alla misura della persona e alla buona intenzione, e le donne
portino ornamenti decenti secondo lo stato e la dignità loro, siano mo
derate in ciò che fanno secondo la consuetudine della patria : allora an
che l'ornarsi sarà atto di quella virtù della modestia, la quale pone modo
nel camminare, nello stare, nell'abito e in tutti i movimenti esteriori.4
Anche nell'attenersi alla moda, la virtù sta nel mezzo. Ciò che Dio vi
domanda è di ricordarvi sempre che la moda non è, nè può essere la re
gola suprema della vostra condotta ; che al di sopra della moda e delle
sue esigenze vi sonò leggi più alte e imperiose, principi superiori e im
mutabili, che in nessun caso possono essere sacrificati al libito del pia
cére o del capriccio, e davanti ai quali l'idolo della moda deve saper
chinare la sua fugace onnipotenza. Questi principi sono stati proclamati
da Dio, dalla Chiesa, dai Santi e dalle Sante, dalla ragione e dalla morale
cristiana, segnali dei confini, di là dai quali non spuntano nè fioriscono
gigli e rose, nè spandono nembo di profumi la purezza, la modestia, il
decoro e l'onore femminile, ma spira e domina un aere malsano di leg
gerezza, di obliquo linguaggio, di vanità audace, di vanagloria non meno*
dell'animo che dell'abbigliamento. Sono quei principi che San Tommaso^
d'Aquino addita per l'ornamento femminile e ricorda, allorché insegna5
quale vuol essere l'ordine della nostra carità, delle nostre affezioni :6
il bene dell'anima nostra ha da precedere quello del nostro corpo, e al
vantaggio del nostro proprio corpo dobbiamo preferire il bene dell'anima
del nostro prossimo. Non vedete dunque che vi è un limite che nessuna
3 8. Th., 2a 2», q. 169, a. 1.
4 Cfr. S. THOMAE AQ. ExposU. in Isaiam Prophetam, cap. III in fine.
5 B. Th., 2* 2™, q. 169, a. 2.
6 S. Th., 2* 2™, q. 26, a. 4-5.