AAS 44 (1952), p. 273

Errori nella formazione e nella educazione della coscienza cristiana. - Pretesa
revisione delie norme morali.

Contro questa dottrina, incontrastata per lunghi secoli, emergono
ora difficoltà ed obiezioni che occorre chiarire.
Come della dottrina dommatica, così anche dell'ordinamento morale
cattolico si vorrebbe istituire quasi una radicale revisione per dedurne
una nuova valutazione.
Il passo primario, o per dir meglio il primo colpo all'edifìcio delle
norme morali cristiane, dovrebbe essere quello di svincolarle — come si
pretende — dalla sorveglianza angusta ed opprimente dell'autorità della
Chiesa, cosicché, liberata dalle sottigliezze sofistiche del metodo casuístico,
la morale sia ricondotta alla sua forma originaria e rimessa semplicemente
alla intelligenza e alla determinazione della coscienza individuale.

Ognuno vede a quali funeste conseguenze condurrebbe un tale sconvolgimento
dei fondamenti stessi della educazione.
Omettendo di rilevare la manifesta imperizia e immaturità di giudizio
di chi sostiene simili opinioni, gioverà mettere in evidenza il vizio
centrale di questa « nuova morale ». Essa, nel rimettere ogni criterio
etico alla coscienza individuale, chiusa gelosamente in sè e resa arbitra
assoluta delle sue determinazioni, ben lungi dall'agevolarle il cammino,
la distoglierebbe dalla via maestra che è Cristo.
Il divin Redentore ha consegnato la sua Rivelazione, di cui fanno
parte essenziale gli obblighi morali, non già ai singoli uomini, ma alla
sua Chiesa, cui ha dato la missione di condurli ad abbracciare fedelmente
quel sacro deposito.
Parimente la divina assistenza, ordinata a preservare la Rivelazione
da errori e da deformazioni, è stata promessa alla Chiesa, e non agli
individui. Sapiente provvidenza anche questa, poiché la Chiesa, organismo
vivente, può così, con sicurezza ed agilità, sia illuminare ed approfondire
le verità anche morali, sia applicarle, mantenendone intatta
la sostanza, alle condizioni variabili dei luoghi e dei tempi. Si pensi,
per esempio, alla dottrina sociale della Chiesa, che, sorta per rispondere
a nuovi bisogni, non è in fondo che l'applicazione della perenne morale
cristiana alle presenti circostanze economiche e sociali.
Come è dunque possibile di conciliare la provvida disposizione del
Salvatore, che commise alla Chiesa la tutela del patrimonio moraJe cristiano,
con una sorta di autonomia individualistica della coscienza?

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