ACACIO, VESCOVO DI MELITENE

ACACIO, vescovo di MELITENE. - Buon lettore, figura come lettore a Melitene verso il 390. L'anno 431 è già vescovo di quella città e come tale assiste al Concilio ecumenico di Efeso. Contando sui suoi rapporti personali con Nestorio, tentò dapprima di ottenere, benché inutilmente, la resipiscenza di lui; poi diventò focoso antinestoriano.

Nella 1a seduta del concilio (22 giugno 431) spiegò il suo voto a favore della 2a lettera di S. Cirillo a Nestorio e insieme biasimò costui per la sua lettera contro Cirillo. Quando poi nella 4a seduta fu citato a comparire Giovanni di Antiochia per la condanna da lui pronunciata contro Cirillo, A. fece rilevare la nessuna autorità degli antiochiani. A. fu uno degli otto legati inviati dal Concilio in Calcedo-

nia per informare Teodosio II, da parte degli ortodossi delle mene degli antiocheni, i quali in quell'occasione l'ascensore di fare passibile la divinità in Cristo. L'ascensore era infondata come appare anche dall'omelia detta da A. nel Concilio (PG 77, 1467-72). L'assistenza alla consacrazione del successore di Nestorio, Massimiano, valse ad A. da parte di Giovanni di Antiochia, la deposizione dalla sua sede. Il suo antineostoriansimo aumentò ancora fino a criticare la riconciliazione avvenuta fra Cirillo e gli Orientali (Synodicon adversus tragoediam Irenaei, capp. 83 e 213; PG 84, 693. 838).

Possiamo domandarci se A. non si sia contaminato di monofisismo. Nella sua campagna contro Teodoro di Mopsuestia trovò in Rabbula di Edessa un valido alleato. Essi misero in allarme i vescovi armeni. A. morì prima del 449.

BIBL.: U. Rouziès, s. V. in DHG., 1. coll. 242-43. Ignazio Ortiz de Urbina