ACOSTA (Da Costa), Uriell. - Razionalista ebreo, n. a. Oporto tra gli anni 1580 e 1585, m. ad Amsterdam nel 1640. Di ricca famiglia marrana, studiò filosofia e diritto canonico all'Università di Coimbra (1604-1608). Nominato tesoriere di una collegiata di Oporto (1610), si dimise verso il 1615 e, non ammettendo più che un vago deismo, fuggì coi suoi ad Amsterdam, ove passò al giudaismo con la madre e i quattro fratelli, cambiando il suo nome di battesimo Gabriele in quello di Uriel.
Scontento anche della religione ebraica, A. cominciò tosto a negare l'immortalità dell'anima e la retribuzione futura, come escluse dalla Bibbia ebraica. Il 14 ag. 1618 fu scomunicato una prima volta a Venezia e ad Amburgo. Contro lui insorse il medico Samuel da Silva col Tratado da immortalidade da alma (1623); A. quindi pubblicò l'Examens das tradições phariséas conferidas con a ley escripta (Amsterdam 1624), che combatte le dottrine e gli usi del rabbinismo, propugnando un ritorno al sudaccésimo. Fu perciò espulso come ateo dalla sinagoga di Amsterdam, imprigionato dal tribunale civile, che gli commutò il carcere in una multa di 300 fiorini; il suo libro venne distrutto. A. riparò allora per qualche anno ad Amburgo. Dopo nove anni di isolamento anche dalla famiglia che lo abborre, fa pubblica ammenda ed è riammesso nella comunità (1633), ma si rivela presto pertinace nei suoi errori; nega anche apertamente l'origine divina della legge mosciana. Di nuovo scomunicato, dopo sei anni (1639) si sottomette di nuovo nella sinagoga di Amsterdam, ove subisce la flagellazione; ma di lì a poco, dopo aver attenato alla vita d'un suo congiunto, si uccide (apr. 1640), lasciando la sua autobiografia col titolo Exemplar humanae vitae.
L'inquieto A. precorre Spinoza. Suscitò molte reazioni negli ambienti giudicati del tempo: in Italia Leone Modena (m. nel 1648) scrisse in ebraico due opere per confutarlo, per incarico della comunità sefardita di Venezia, cui A. aveva inviato il suo scritto contro le tradizioni farisaiche.