ACRA (Akra: gr. "Ἀκρά" = fortezza). - Città della fatta erigere dal re di Siria Antioco IV Epifane nell'interno di Gerusalemme, verso il 168 a. C., per stanziarvi una guarnigione di sicurezza.
La sua ubicazione precisa è stata molto discussa. In genere gli studiosi, credendo fondarsi sui dati di Flavio Giuseppe (Bell. Jud., I, 1, 4; 2, 2; V, 4, 1; Ant. Jud., XII, 5, 4; 7, 6; 9, 3; 10, 5; XIII, 1, 3; 6, 7), collocano l'A. a sud del Tempio, sulla cresta del colle Ophel, a ovest della fontana di Gihon, e pensano pure che essa sia stata distrutta da Simone Maccabeo. Recentemente però il p. Vincent, riesaminati i testi di Giuseppe sia in confronto coi dati del I Mach. (1, 33-38; 4, 37-61; 12, 35-37; 13, 52; 14, 36-37), sia in base alle esigenze topografiche, l'ha posta sul promontorio nord-est dell'alta collina occidentale. Di là (e non dal troppo basso Ophel) essa poteva dominare la collina del Tempio a oriente, e il nuovo quartiere che si estendeva a nord-ovest. L'A. rimase in mano dei Siri per un quarto di secolo. Dopo vani tentativi dei primi due Maccabei, Giuda (I Mach. 6, 19) e Gio- nata (ibid. 11, 20-22; 41; 12, 35-37), solo Simone riuscì ad occuparla nel 142 (ibid. 13, 49-52), coronando così l'opera maccabica della liberazione dall'aborito giogo selcuida. E poiché sappiamo ancora da Giuseppe (Ant. Jud. XX, 8, 11) che il palazzo dei principi asmonei sorse in quello stesso luogo, è facile concludere che esso non fosse altro che l'A., non distrutta da Simone, ma trasformata, probabilmente sotto Alessandro Janneo (103-76) o Alessandra (76-67).