ACRIDA (ACHRIS; SLAVO OHRID; ALBANESE OHRI, ITAL. OCRÌDA)

ACRIDA (Achris; slavo Ohrid; albanese Ohri, ital. Ocrìda). - Città vescovile succeduta all'antica Lindio; comincia ad essere nominata in epoca bulgara, quando, erettiva una cattedrale da re Boris-Michele poco dopo la sua conversione al cristianesimo (circa l'870), divenne (886?) il centro d'azione di s. Clemente, discepolo dei ss. Cirillo e Metodio, che vi fu anche vescovo (893). Da allora notizie contraddittorie la fanno ora semplice vescovato, ora patriarcato per la Bulgaria. Ma da quando (997-98) re Samuele vi trasferì la capitale, è certo che ivi fu anche il trono patriarcale, dal quale dovette dipendere la maggior parte delle altre 30 sedi che contò la Bulgaria nella sua massima estensione.

L'epoca del grande splendore di A. non fu lunga, perché nel 1018 o 1019 la città con tutto il territorio già bulgaro fu riconquistata all'impero bizantino. Il titolo di patriarca scomparirà (tra il 1019 e 1031), e si farà presto consuetudine (1037) l'eleggervi a titolare un greco. Tuttavia l'organismo complessivo di 32 vescovati nelle antiche province di Macedonia, Dardania ed Epiro Nuova e Vecchia venne conservato, con A. a capo, conferendogli l'autocfalia con esenzione dal patriarcato costantinopolitano e titolo arcivescovile (1018 e 1043). In questo periodo, A. vanta due grandi titolari in Teofilato, scrittore di gran fama anche in Occidente (dopo il 1078-1111), e Giovanni Comneno, rampollo di stirpe imperiale (ca. 1140-57).

Caduto l'impero greco (1204), A. con larga estensione di territorio fece parte del «despotato» d'Epiro, figurando come la principale sede di fronte anche a Durazzo e Nauptato. Grande splendore le diede l'arcivescovo De-metrio Chomiatiano (ca. 1216-35), con la sua apprezza scienza canonica. Contemporaneamente, A. perdette il territorio serbo passato a formare giurisdizione autonoma sotto un arcivescovo locale (1219). Seguì un'epoca di decadenza spirituale, per quanto l'ostilità all'unione con Roma valesse ad A. un'estensione di giurisdizione sulla Valachia (1439-66) e la Moldavia (1439 - fine sec. xvi), e tra la fine del sec. xvii e il principio del xviii anche su Durazzo. Dal 1548 al 1586 vediamo il patriarca di A. nomina e ordina vescovi per i Greci e gli Albanesi d'Italia, probabilmente col consenso del Papa. Tale avvicinamento all'unità, se non fu molto profondo e fruttuoso, si ripeté varie volte fino al 1670. D'altra parte si assiste anche, con frutto non maggiore, a un tentativo da parte di Roma di istituire un arcivescovo latino di A., che contò tre titolari in 28 anni (1647-75). La storia di questa importante sede si può dire finisca catastrofica, mentre con l'abolizione dell'arcivescovo e patriarcato e dello stesso episcopato, decisa dal patriarcato di Costantino, popoli ed accettata dal presule e dal clero locale nel 1767.

Bibl.: H. Gelzer, Das Patriarchat von Achrida, Lipsia 1902; A. P. I. Snegarov, Istorija na okridskata arkiepiskopija patriarhija, Sofia 1924-36; A. P. Pčchayre, L'archevêché d'Ochrida de 1394 à 1767, in Echos d'Orient, 39 (1936), p. 183 ssgr.; id., Les archevêques d'Ochrida et leurs relations avec l'Ocident à la fin du XVIe siècle et au début du XVIIIe siècle, 40 (1937), p. 398 ssgr.; I. Dujčev, Il cattolicesimo in Bulgaria nel sec. XVII, in Orientalia Christiana Analecta, CXI, Roma 1937. Giuseppe Valenti