**AGRAPHON (greco:** «cosa non scritta»; plurale agrapha). - Detto isolato (λόγιον) di Gesù (nella sua vita terrestre), trasmessoci fuori dei Vangeli canonici.
Non si chiamano a. i discorsi interi messi in bocca al Salvatore da apocrifi, come, per es., la Epistola Apostolorum in cui parla a lungo Gesù risorto. A. Resch nella sua 2a ed. (1906) adotta una concezione più larga e, seguito da U. Holzmeister e F. Cabrol, chiama a. ogni parola citata come «Scrittura» divina, di cui non è traccia nei libri canonici; onde J. Göttsberger, Einleitung in das Alte Test., Friburgo in Br. 1928, p. 398, si occupa degli «a. del Vecchio Testamento». Questa accezione del termine è fondata e giusta; ma si ritiene qui il senso ristretto, che è quello più comunemente ammesso.
Oltre l'unico a. nei libri del Nuovo Testamento distinti dai Vangeli (Act. 10, 35), se ne rinvengono in varianti dei codici dei Vangeli, nella letteratura patristica (dalla Didachè a Efrem e al Crisostomo), nei documenti liturgici, in frammenti d'opere nei papiri scoperti recentemente, nei libri (specie «vangeli») apporciati antichi, negli scritti rabbinici e islamici. Per accertare l'autenticità di un a. occorre vagliare l'autorità (antichità, valore storico) e il numero dei testimoni che lo allegano. La concordanza dottrinale con l'insegnamento evangelico è un criterio negativo, ma già sufficiente a scartare molti a. d'origine ereticale o fantastica. La critica interna non basta però a stabilire l'autenticità degli a. più attendibili, anche perché il testo ne è breve, avulso dal contesto primitivo, quindi spesso difficile a intendersi.
Dei circa 200 a. rastrellati nelle 6 fonti suesposte, la gran maggioranza è senza valore, anche prescindendo da quelli poco ortodossi. O sono messi in bocca a Gesù testi biblici del Vecchio o Nuovo Testamento, ritoccati o adattati, spesso confusi o combinati tra loro (molti sono passi evangelici, liberamente citati e amplificati: in parte contenuti formatisi nei libri liturgici, in parte forse formole di catechesi popolare passate poi in raccolte di λόγια, come quella di Ossirino); o sono detti bizzarri estranei alla predicazione di Gesù, ma senza tendenziosità dottrinale, sia che rimaneggio un testo evangelico, sia che (più tardivamente) siano arbitrariamente coniate (p. es. in Agostino, Contra
adversarios legis et prophet., II, 4, 14: PL 42, 647). Altri a. insinuano deliberatamente elementi dottrinali o disciplinari non rivelati, senza però favorire cresie, o accentuando concezioni escatologiche invase in ambienti cristiani, o incoraggiando tendenze ascetiche (verginità, monachismo), o precisando l'organizzazione ecclesiastica allo scopo di canonizzare norme in vigore o reprimere abusi serpeggianti. Il pio zelo "provocò frodi non meno pie" (L. Vaganay), anche perché, dovendo difendere l'ortodossia o il retto ordinamento, si vedeva costretto a usare le armi degli eretici, che ricorrevano sistematicamente al falso.
Il Talmud babilonese riferisce due a. (Abodà Zàrà 16b, 17 a; Sabbath 16). Gli scritti musulmani (fuori del Corano) ne hanno oltre 100, dovuti in genere a vaghe remisnicenze evangeliche.
Anche quando la critica interna non ravvisa tendenze sospette nel tono o nell'espressione, pochissimi sono gli a. il cui testo sia attestato da una tradizione antichissima e da più fonti concordi. Gli a. che sembrano citare Ep. Barnaba 7, 11; Giustino, I Apol. 15, 8; Origene, In Matth. 13, 2 e In Ierem. 20, 3, sono adattamenti di testi biblici. L'a. più spesso attestato (circa 70 volte, specie presso gli scrittori alessandrini) è "γίνεσθε δὲ δόξου τοῦ τραπεζίται" (a siate buoni banchieri) e quasi sempre accompagnato da I Thess. 5, 21. Giustino, C. Triph. 47, 6, attribuisce a Gesù il detto: "Nello stato in cui vi sorprenderò vi giudicherò; ma delle altre venti citazioni di questa frase, nessuna l'attribuisce a Gesù, molte al profeta" (circa 12, 18, 24-30; 33, 12-16, 20). Nel codice D (cf. A. Merk, Novum Test. gr., 4a ed., Roma 1942, pp. 69, 212) la frase di Gesù al trasgressore del sabato (al posto di Lc. 6, 5) dev'essere una trovata posteriore contro i giudaizzianti, ricalcante Mc. 2, 27, e l'aggiunta a Mt. 20, 28 è un parallelo a Lc. 14, 8-10.
Ebbero anni di voga i 12 a., d'origine forse gnostica (la White li connette al Vangelo secondo gli Ebrei), scoperti su due papiri d'Ossirino nel 1887 e 1903 (ed.: B. P. Grenfell e A. S. Hunt, Αθήνα Ἰησοῦ, Sayings of Our Lord, Londra 1897; New Sayings of Jesus and Fragments of a lost Gospel, 1904), che si aggiunsero a un a. di un frammento di Fayum edito da A. Harnack (1889). Nel 1907 fu scoperto ad Akhmim il cod. W (sec. v) con la finale di Mc. detta «logion di Freer» (A. Merk, op. cit., p. 185; cf. C. R. Gregory, Das Freer-Logion, Lipsia 1908), senza valore alcuno. Egerton (v.) scoperto nel 1934 (ed. H. I. Bell e T. C. Skeat, Londra 1935) fu a torto salutato come «an unknown Gospel» o un 5° Vangelo: i tre frammenti (anteriori al 150) con 6 episodi che lo compongono sono parte di un conglomerato liberamente compilato su 4 Vangeli canonici, con l'inserzione di tradizioni orali simili a quelle del cod. D, a scopo catechetico per la polemica antigiuadica (M.-J. Lagrange, Critique textuelle, II, Parigi 1935, pp. 633-49).
A. Resch nella 1a ed. riteneva autentici 74 a. (su 177 enumerati); nella 2a, radusse questi a 36. Frattanto, J. H. Ropes ne aveva abbassato il numero a 14. Oltre 4 o 5 a. più seriamente attestati, ma anch'essi dubbi, l'unico a. certo è quello citato da Paolo in Act. 20, 35.
Gli a. hanno importanza minima per la conoscenza dell'insegnamento di Gesù, poiché sono, nel complesso, l'apocrifo per eccellenza» (L. Vaganay). Né giovane per la storia della tradizione evangelica orale; non solo non contribuiscono alla soluzione della questione sinottica (come pretendevano A. Resch, R. Harris, infine K. Lake, The New Sayings of Jesus and the Synoptic Problem, in The Hibbert Journal, 3 [1904-1905], pp. 332-41), ma non dimostrano l'esistenza di una primitiva catechesi orale, legittimamente posta alla base dei vangeli canonici, o di schemi formalisti nella prima predicazione cristiana (come suppone la Formgeschichtliche Methode), poiché gli a. pervenutici non risalgono ai tempi apostolici. L'entusiasmo suscitato da A. Resch per gli a. è ormai svanito. Molti a. però sono utili alla critica testuale e alla storia dell'esegesi, essendo per lo più varianti del testo sacro (talora inserite nei codici biblici) o glosse interpretative; generalmente, poi, rivelano tendenze o dottrine degli ambienti in cui si produssero.
II) Trattazioni: J. C. Körner, De sermonibus Christi ἀρχαιοῦ, Lipsia 1776 (introdusse il termine «agraphen» nel senso oggi invalso); J. H. Ropes, Die Sprüche Jesu, die in den kanonischen Evangelien nicht überliefert sind (Texte u. Untersuch., XIV, 11). Lipsia 1896; id., in Dict. of the Bible, vol. extra (1904), coll. 343-52; F. Cabrai, s. V. in DACL, I (1907), coll. 970-84; B. Pick, Paralipomenae: Remains of Gospels and Sayings of Christ, Chicago 1908; A. Uecker, Worte Jesu, die nicht in der Bibel stehen (Bibl. Zeit-und Streitfragen, VII, 11), Berlino 1911; E. Hennecke, in Realen, für prot. Theol. u. Kirche, XXIII (1913), pp. 16-25; id., Versprengte Herrenworte, in Neustet. Apokryphen, 2a ed., Tubingen 1924, pp. 32-39; C. Bardenhewer, Geschichte der altkirchlichen Literatur, I, 2a ed., Friburgo in Br. 1913, pp. 539-43; U. Holzmeister, Unbeachtete patristische Agrapha, in Zeitschr. für kathol. Theol., 38 (1914), pp. 113-43; 39 (1915), pp. 98-118, 80-83; E. Jacquier, Les sentences du Seigneur extracanoniques (Les Agrapha), in Revue Bibl., 27 (1918), pp. 93-135 (l'autore ammette 13 a. autentici, 26 probabilmente, 2a ed., in La Parole du Dieu, Paris 1920, pp. 62-82; E. G. E. White, The Sayings of Jesus from Oxyrhynchos, Cambridge 1920; id., The Oxyrhynchus sayings of Jesus, in Journ. of Bib. Lit., 65 (1946), pp. 175-83; L. G. de Fonseca, Agrapha, in Verbum Domini, 2 (1922), pp. 300-309; E. Besson, Les Logia agrapha, Bihorel-lez-Rouen 1923 (ammette 68 a. autentici); E. Buoraiuti, Detti extracanonici di Gesù, Roma 1925; L. Vaganay, Agrapha, in DBs, I (1928), coll. 159-98; id., L'évangile de Pierre, Paris 1930, pp. 148, 150, 181, 184 sq.; D. Merežkowski, Gesù sconosciuto, trad. ital., Firenze 1933, pp. 84-95 (dà eccessiva importanza agli a.); J. J. Gomez, Logia o dichos del Señor extracanonico, Murcia 1933; P. Chiminelli, Vita di Gesù, Firenze 1939, pp. 565-81; P. Parker, The «Second» Saying from Oxyrhynchos, in Angl. Theol. Reviste, 22 (1940), pp. 195-98.