AHIQAR (ARAMAIÇO AHIA-IAGAR : « IL FRATELLO È PREZIOSO » O « CARO »)

AHIQAR (aramaiço Ahia-iagar : « il fratello è prezioso » o « caro »). - Sapiente assiro, cancelliere di Sennacherib (705-681 a. C.) poi di Asarhaddon (681-669). È menzionato dalla Volgata, Achior (v.) solo in Tob. 11, 20 (unito a Nabath), come congiunto di Tobia ; altre sei volte (Tob. 1,21,22 ; 2,10 ; 11,17,18 ; 14,10,15) dalla Bibbia greca dei Settanta (col nome di Achiacharos, cod. Sin. Achicharos) e dalle antiche versioni latine (col nome di Achichar).
Gli è attribuito un libro narrativo (A. è tradito dal suo beneficato, ma la sua innocenza trionfa), in cui sono inserite due collezioni di sentenze (3,1-95 e 33,96-142). Combinando i titoli vari premessi nei manoscritti, Nau chiama l'opera Storia e sapienza di Ahikar assiro.
Non avendo figli, A. vecchio adotta Nadan figlio di sua sorella, cui comunica in 95 massime le norme di vita (opp. 1-3); ma Nadan con false lettere lo fa condannare a morte da Asarhaddon, per cospirazione (6-11). Il boia, Nabusumiskun, amico del condannato, uccide uno schiavo prigioniero mentre A. si nasconde e, ascoltando il tripudio di Nadan, prega Dio giusto e buono (12-15). Avendo il re d'Egitto chiesto a Asarhaddon un sapiente che risolva enigmi e costruisca un palazzo nell'aria, A. ricompare ed è mandato in Egitto, ove soddisfa le richieste del faraone (16-30). Al suo ritorno è festeggiato e Asarhaddon gli consegna l'ingrato nipote, che A. flagella istruendolo con una seconda serie di massime; poi Nadan è giustiziato (31-34).
L'opera fu probabilmente composta in assiraico, non dopo il sec. VI a. C. Il testo aramaiço, che sembra essere traduzione da un originale perduto, era già diffuso nel mondo giudaico verso il 450 a. C.; se ne hanno vari frammenti fra i papiri scoperti (1906-1908) ad Elefantina (v.), che sono del 450-410 a. C. L'opera originale si andò poi trasformando; fu rimaneggiata e ampliata nel corso dei secoli da molti traduttori e copisti, che aggiunsero il viaggio in Egitto e moltiplicarono le massime.
A. era noto come « sapiente » agli scrittori greci (Strabo, XVI,11, 39, ed. A. Meineke, III, Lipsia 1877, p. 1063); Teofrasto compose (ca. 300 a. C.) un'opera su di lui ('Ayx-zkopos; Diogene Laerzio, Vitae philoi., V, 2, 50); varie sue massime si riscontrano in Menandro (342-290 a. C.); ne deriva la leggenda di Esopo (e di Loqman, cf. Corano, XXXI). Massimo Planude (1260-1310), che dipende da opere anteriori, identifica A. a Esopo.
Oltre 20 sentenze dell'Eccli. riproducono quelle del libro di A.; Nau, p. 60, ammette dipendenza diretta; ma poteron pervenire al Siracide per tradizione orale. Si può ammettere una dipendenza di Tob. (scritto ca. 11,25 a. C.) dal libro di A., la cui redazione è anteriore. Le condizioni storiche e gli usi ambientali appaiono identici nelle due opere, e varie sentenze sono loro comuni (ma il libro di A. ignora totalmente Tobia).
La storicità di Tob. non ne soffre. Benché posteriormente incorniciato in leggende fantastiche (come il viaggio in Egitto, di cui non è traccia in Tob.), A. è un personaggio storico (M. Hagen, s. V. Achiacharus, in Lexikon Bibli-uum; F. Nau, L. Pirot, R. Galdos, J. O'Carroll, contro E. Cosquin, Le livre de Tobie et l'Histoire du sage Ahikar, in Revue Biblique, 8 [1899], pp. 50-82, 521-31, e contro F. Stummer, B. Meissner, altri). Dello scritto attribuitogli, la versione greca di Tob. ha utilizzato la parte più antica e veridica (ufficio a corte, condanna, castigo di Nadan).
Dall'uso dei nomi divini, F. Stummer deduce (contro Nau) che l'opera fu originariamente redatta in senso politico, e poi epurata dagli Ebrei.

Bibl.: F. Nau, Histoire et sagesse d'Ahikar l'assyrien. Parigi 1909 (studio fondamentale, con la bibliogr. anteriore); id. Ahikar et les papyrus d'Elephantine, in Revue Biblique, 21 (1912), pp. 68-79; id., Documents relatifs à Ahikar, Parigi 1920; F. C. Conybear e J. R. Harris, The Story of A. (esame critico della tradizione manoscritta), 2a ed., Cambridge 1913; F. Stummer, De kritische Wert der altaramäischen Ahikartexte aus Elephantine, Münster 1914; id., Zur Urspräche des Ahikarbuches, in Oriental. Litteraturzeitung, 18 (1915), pp. 103-105; B. Meissner, Das Mörchen vom weisen Ahikar, Lipsia 1917; L. Pirot, s.V. in DBs, I (1928), coll. 197-207; J. O'Carroll, Tobias and Achikar, in Dublin Review, 93 (1920), pp. 252-63; R. Galdos, Commentarius in librum Tobit. Parigi 1930, pp. 10-30; H. Duesberg, Les scribes inspirés, I, 1938, pp. 70-75; A. H. Krappe, Is the story of Ahikar the wise of Indian origin?, in J. of the Amer. Or. Soc., 67 (1941), pp. 280-84.