al-Gazzāli, Abu l-Hāmid Muhammad ibn Muhammad al-Tūsī. - Uno dei più grandi filosofi, mistici e teologi dell'Islam di lingua araba, ben noto alla scolastica latina e segnatamente il S. Tommaso sotto il nome di Algazel o Algazelus. N. a Tūs nei l'horizontale nel 1058, m. ivi nel 1111. Professore di teologia a Bagdad, abbracciato il sofismo, si trasferì in Siria, alla Mecca e in altri luoghi, tutto dedicato alla vita ascetica e letteraria. Infine, dopo aver insegnato ancora a Najsābūr in Persia, si ritirò insieme con alcuni discepoli a vita religiosa nella sua città natale.
La sua dottrina è caratterizzata dal primato concesso al cuore e al sentimento sull'intelletto e la ragione, alla religione e la relazione sulla filosofia, alla morale e alla vita ascetica sui riti formalistici, all'interiorità sull'esteticità. Era perciò un avversario dell'aristotelismo puro, sebbene il suo spirito fosse tutto permeato della dottrina di Aristotele, il grande educatore di tutti i pensatori arabi. All'aristotelismo egli rimproverava l'incapacità di dimostrare l'esistenza di Dio, l'immortalità dell'anima ed altre dottrine fondamentali della religione islamica. Secondo lui gli uomini superiori devono dedicarsi alla vita ascetica e mistica del sofismo, il quale sarebbe l'unica via alla perfezione morale; non si deve però cadere negli eccessi delle dottrine paneticistiche di alcuni mistici. L'azione di al-G. S. sull'Islam è stata profonda e duratura; egli ha infuso in esso un po' dello spirito cristiano.
Numerose le sue opere. Contro l'aristotelismo dei filosofi arabi scrisse il Tafāfut al-falāsifah, Destruito philosophorum. Nei Propositi dei filoaf, libro parimente tradotto in latino nel medioevo, dà un breve saggio di logica, fisica e metafisica. Il libro Il salvatore dall'errone ha carattere autobiografico. La sua opera principale è però la Vindicatione delle scienze della religione, uno dei libri più notevoli dell'islamismo, non lontano in alcuni punti dal cristianesimo, la cui azione il suo spirito largo e comprensivo ha risentito in misura non disprezzabile.
Gazzangia, Pietro Maria. - Teologo e scrittore domenicano, n. a Bergamo il 3 marzo 1722, m. a Vicenza l'11 dic. 1709. Compiuti gli studi a Bologna, insegnò a Pavia (1747-50), a Bologna (1750-53), a Genova (1753-56), quindi di nuovo a Bologna dal 1756 al 1758. L'anno seguente gli fu affidato a Vienna la cattedra di teologia tomista, allora fondata dall'imperatrice Maria Teresa. Egli la tenne finché tornò in Italia nel 1782. L'anno seguente fu eletto provinciale di Lombardia (1783-85). Godé la stima e l'amicizia di Pio VI, che a Vienna assistette alla sue lezioni, del nunzio Garampi e dell'imperatore Giu
seppe II, il quale dopo il suo insegnamento gli assegno un pensione annua di 300 fiorini.
Pubblicò le Praelectiones theologica (4 voll., Vienna 1763-67; otto edizioni successive, l'ultima di 9 voll., Basano 1831); trattato di Dio e delle sue proprietà, della S.ma Trinità, degli atti umani, della Grazia e delle virtù teologali. Altre sue opere: Theologia dogmatica in systema redacta (2 voll., Vienna 1786), ristampati in seguito; Theologia polemica (2 voll., ivi 1778-79). Fu accerrato avversario del probabilismo e dei molinisti, perciò ebbe polemiche contro i Gesuiti, particolarmente Gioacchino Cortese; Gion Carlo Brignole, che l'avrebbe accusato di giansenismo.
Gazzera, Costanzo. - Sacerdote, archeologo, n. a Bene nel 1778, m. a Torino il 5 maggio 1859. Insegno nei licei di Alessandria, Casale e Savigliano; fu poi dal 1844 prefetto della Biblioteca della Università di Torino e segretario della R. Accademia delle scienze, alla quale lasciò la sua cospicua biblioteca.
Colle a varie pubblicazioni di indole storica, di archeologia classica e di numismatica, i principali suoi studi nel campo delle antichità cristiane sono: Dichiara-siana di un dittico consolare inedito della chiesa cattedrale della città di Aosta (in Memorie della R. Accad. delle scienze di Torino, 38 [1835], pp. 225-239); Delle iscrizioni cristiane antiche del Piemonte (ibid., 2° serie, 6 [1851], pp. 131-277); Appendice (ibid., pp. 293-325); Aggiunte e correzioni al capo primo delle iscrizioni cristiane antiche del Piemonte conservate ai primi vescovi della città di Alba (ibid., 2° serie, 17 [1862], pp. 1-22); La parte con il titolo Delle iscrizioni cristiane antiche del Piemonte e della inedita epigrafe di Rustico vescovo di Torino del settimo secolo (Torino 1849).
Gdansk: V. Danzica (Gdansk, Danzig), Diocesi di.
Gebardo II, vescovo di Costanza, santo. - N. a Pfannenberg, presso Bregenz, di nobile famiglia comitale, ca. la metà del sec. X, m. a Costanza il 27 ag. 995. Educato nella giovinezza da s. Corrado, vescovo di Costanza, frequentò la scuola annessa all'esposito. La sua appartenenza all'Ordinare benefattivo, affermato da alcuni autori, fu negata già dal Mabillon.
Eletto vescovo di Costanza nel 979 o 980, favorito anche dall'imperatore Ottone II, piegò i fratelli ad un'acqua parizione dell'eredità, spendendo la sua parte nella donazione del monastero benedettino di Petershausen, di cui nel 983 iniziava la chiesa, che consacrò poi nel 992, dedicandola a s. Gregorio e arricchendola di reliquie portate da Roma. Alla sua morte fu sepolto ivi, e nell'anni versario si usava distribuire il Pane di S. G. (Gebardts-Brodin). Festa il 27 ag. nella diocesi di Costanza; non è inserito nel Martirologio.
Gebardo III, vescovo di Costanza. - Figlio del ducato Bertoldo I Zähringen; preposito a Xanten, poi monaco benedettino a Hirsau, fu consacrato vescovo di Costanza il 22 dic. 1084 da Ottone di Ostia, il futuro papa Urbano II, Valente difensore dei diritti ecclesiastici, durante la lotta delle investi
ture, fu nominato dal papa Urbano II vicario apostolico per la Germania con il vescovo Altmanno di Passavia.
Nel 1089 consacrò la nuova cattedrale di Costanza, nel 1094 tenne un grande concilio, nel 1095 partecipò al Sinodo papale di Piacenza. Dal 1103-1105 dovette cedere il vescovo oppostogli da Enrico IV. Nel 1105, incaricato da papa Pasquale II, assolse Enrico V dalla scomunica e l’accompagnò poi in Sassonia, dove interviene nelle trattative politiche ed ecclesiastiche. Nel 1106 si recò come membro della legazione di Enrico V da papa Pasquale II.
Negli ultimi anni della vita, G. si ritirò dalla politica e si dedicò esclusivamente alla sua diocesi.
M. il 12 nov. 1110.