ALBI, ARCIDIORESI DI

ALBI, ARCIDIORESI di. - Metropoli della Francia sud-occidentale con sede ad A., città di 30.000 ab., situata sulla riva sinistra del Tarn, affluente della Garonna, a nord-est di Tolosa, e allo stesso tempo capoluogo del dipartimento del Tarn (5780 kmq. e 297.800 ab.). A., che nell'età classica era centro della tribù celtica degli Albigenses, acquistò importanza soprattutto nel medioevo, sin dall'epoca carolingia, quando divenne sede di contea.

La sede vescovile risale verosimilmente al sec. III. S. Claro è onorato come il suo primo vescovo, ma il primo nome attestato dalla storia è quello di Dio-

Dio-geniano, di cui Paolino di Nola parla con elogio come di un contemporaneo (cf. Epistolae, in CSEL, XXIX, 1, p. 390). Lo ricorda anche Gregorio di Tours (Hist. Francorum, II, 13). La diocesi di A. faceva allora parte della I Aquitania; le restò unita pur quando Giovanni XXII nel 1317 ne separò la parte meridionale per formare la diocesi di Castres.

A. diede il nome a una setta di eretici contro i quali, nel 1209, il papa Innocenzo III ordinava una crociata che li sconfisse a Murat e a Tolosa nel 1213 (v. ALBIGESI). Innocenzo XI eresse A. in metropoli il 3 ott. 1678. Il concordato la soppresse nel 1801. Nel 1817, un nuovo concordato - la cui esecuzione fu sospesa fino al 1822 - la ristabilì e ne estese la giurisdizione sulle antiche diocesi di Castres e di Lavaur, delle quali porta il titolo dal 17 febbr. 1922. Le diocesi di Rodez, Mende, Cahors, Perpignano, ne sono suffraganee. Conta 283.000 cattolici, raggruppati in 507 parrocchie, con 490 sacerdoti diocesani e 118 regolari. La sua estensione coincide esattamente con quella del dipartimento del Tarn.

I principali monumenti ecclesiastici sono la magnifica cattedrale-fortezza, dedicata a S. Cecilia (sec. XIII-XIV), la chiesa di S. Salvi (secc. XII e XV) e l'antico arcivescovado (fine del sec. XIII), ora museo.

BIBL.: Gallia christiana, I, Parigi 1715, coll. 1-46, 1325; Cl. de Vic e J. Vaissette, Histoire générale de la province de Languedoc, 13 voll., 2 ed., Tolosa 1873-82, especialmente nel vol. IV - E. Mabile, Note sur l'Église d'A., coll. 383-91, e id., Établissements religieux de la ville et du diocèse d'A., coll. 652-74; H. Crozes, Le diocèse d'A., ses évêques et archevêques, Albi 1878; L. Duchesne, Faites épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, 2ᵉ ed., Parigi 1910, pp. 41-43, 128-30; L. de Lacqer, États administratifs des anciens diocèses d'A., de Castres et de Lavaur, suivis d'une bibliographie des évêques de ces 3 diocèses, Parigi 1921; J. Larn, La Cathédrale d'A., Parigi [1944]. Antonio Soirat

Lo «STUDIUM» DI A. - La sua esistenza risulta dalla bolla Super specula (1ᵒ febbr. 1329) con cui Giovanni XXII, erigendo lo Studium di Gaillac, lo sottraeva al controllo delle autorità accademiche di A.: «Rectoris et magistrorum Universitatis Studii Albiensis» (M. Fournier, Les Statuts et Priv. des Universités françaises, II, Parigi 1891, pp. 744-45).

Il Denifle (Die Universitäten des Mittelalters, Berlino 1885, p. 228) indica che uno Studium esisteva ad A. fin dal sec. XIII; un certo Petrus de Petra vi insegnava nel 1285. Più tardi, in una supplica per dispensa da residenza diretta a Clemente VI da Stephanus De Soneto, si dice: «in quocumque Studio Generali, vel Albiae, licet generale non sit». Quello di A. era quindi uno Studium particulare o locale.

BIBL.: J. Baudel, Les Écoles d'A. de 1380 à 1623, Cahors 1879; H. Rashdall, The Universities of Europe in the Middle Ages, III, 2ᵉ ed., a cura di F. M. Powicke e A. B. Emden, Oxford 1936, p. 335. Igino Cecchetti
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“ALBI, ARCIDIORESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 440. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/albi-arcidioresi-di.