ALFONSO V d'ARAGONA, IV di CATALOGNA, I di NAPOLI, detto il MAGNANIMO. - N. nel 1396, m. nel 1458. Re di Aragona e di Sicilia sin dal 2 apr. 1416, quando succedette al padre Ferdinando I, nel 1420 venne adottato come figlio dalla regina di Napoli Giovanna II che lo designò suo erede. Però la questione della successione al trono napoletano fu resa difficile prima da difficoltà sorte con la stessa regina, che l'obbligarono a rimpatriare, e, dopo la morte di Giovanna II (1435), dall'ostilità degli Stati italiani e della S. Sede schieratisi in favore di Renato d'Angiò, designato dalla defunta a succederle. Le lotte che ne seguirono impedirono ad A. di prendere possesso di Napoli sino al 1442.
Nei riguardi della S. Sede, A. seguì una politica dettata dall'interesse, e mentre di fronte a Martino V, favorevole agli Angioini, si schierava per Pietro di Luna (Benedetto XIII), sotto Eugenio IV, A., dopo aver per alcuni anni tergiversato tra il Papa e il Concilio di Basilea, finiva per accordarsi col primo, che nella pace di Terracina (1443) gli concedeva l'investitura del regno di Napoli. Da allora sino alla morte A. prese parte attiva alle questioni italiane e il suo influsso fu in questo campo preponderante. In parte si dovette a lui, tra l'altro, l'elezione di Callisto III nel 1455. Durante il regno di A. Napoli divenne un centro di rinnovamento culturale; il re stesso fu un mecenate di arti e artisti. Tutto questo però non valse a nascondere l'impopolarità di un regno che rimase sempre quello di un conquistatore, straniero per giunta.