ALIPIO, santo. - Vescovo di Tagaste, discepolo e amicissimo di s. Agostino, al quale dobbiamo quasi tutto quello che sappiamo di lui. N. a Tagaste, qualche anno dopo Agostino, ne frequentò le lezioni sia nella città nativa, che a Cartagine. L'amicizia che ne seguì e che non doveva mai più perdere nulla della sua intimità per tutta la loro vita, se ritrasse l'alunno dalla passione sregolata dei giochi del circo, lo strinse però al maestro nell'adesione al manichiesimo. Portatosi a Roma a studiare diritto, elettovi comes elargitionum, A. ebbe una dolorosa caduta nella sua passione per gli spettacoli dei gladiatori; ma poi ne lo ritrasse il senso di probità morale che aveva vivissimo e la bontà e misericordia del Signore (Confess., 6, 8, n. 13). Seguì Agostino a Milano, partecipò a tutte le alterne vicende, le lotte, le ansie della conversione di lui, lo sostenne nelle dure battaglie e sconfitte dei sensi e ne riebbe in cambio i più pressanti inviti ad abbracciare la religione cristiana. I due amici furono battezzati insieme (25 apr. 387) e insieme vissero a Cassiciaco, prendendo parte a quelle dispute filosofiche, che Agostino descrive nei due opuscoli: Contra Academicos e De Ordine (PL 32, 905 sgg.; 977 sgg.). Tornato in Africa, A. fu compagno di Agostino nel monastero di Ippona: fece un breve viaggio in Oriente, dove conobbe s. Girolamo, e poco dopo fu eletto vescovo di Tagaste (394). La città, sotto la sua guida, fece rifiorire quella santità, esattezza e ortodossia, che vigeva ad Ippona. Prese parte a parecchi concili e combatté vigorosamente gli eretici, confortato dall'esempio, dalle lettere e dall'amore di Agostino. Pare sia morto nel 429 o 430. Il suo nome passò nel Martirologio romano soltanto nel 1584, sotto la
data del 15 ag. Ma gli Eremiti e i Canonici regolari di s. Agostino ne celebravano la festa il 18.