AMMANATI, BARTOLOMEO

AMMANATI, BARTOLOMEO. - Architetto e sculptor, n. a Settignano il 18 giugno 1511, m. a Firenze il 22 apr. 1592; allievo di Baccio Bandinelli, profitto dell'influenza di Jacopo Sansovino, e fu devoto seguace di Michelangelo. La sua attività di scultore si svolse soprattutto a Firenze, a Pisa, nel Veneto, a Roma e a Napoli: è celebre il Nettuno (detto popolarmente il Biancone) per la fontana fiorentina di piazza della Signoria e notevoli, per il carattere manieristico e decorativo, le statue eseguite per il giardino di Boboli. Fu presentato dal Vasari a Giulio III, che, avuto parere favorevole da Michelangelo, gli allegò il sepolcro dal Monte in S. Pietro in Montorio a Roma.

Come architetto lasciò le opere più importanti a Firenze (i palazzi Giugni, Grifoni, Ramirez, ecc., nonché il distrutto Ponte di S. Trinita, che alcuni vorrebbero attribuire a Michelangelo), a Lucca (palazzo e palazzetto della Provincia) e a Roma, dove lavorò insieme col Vasari e col Vignola alla villa di papa Giulio, per la quale eseguì anche la fontana, poi ampliata e incorporata nel palazzetto di Pio IV, sulla via Flaminia. Altre opere romane: la facciata porticata del cortile di palazzo Firenze, i palazzi Catani e Ruspoli, e, con molta probabilità, la fronte interna di villa Medici. La tradizione e la testimonianza del suo principale biografo, il Baldinucci, gli attribuiscono almeno il disegno della facciata del palazzo del Collegio Romano, che studi autorevoli (Pirri) Valeriani (v.). Questo edificio è importante non solo per la tipologia architettonica (instaura il tipo di grande edificio scolastico) ma anche per la storia dell'arte del periodo della Controriforma (v. CONTROFORMIA, Arte della). La compagnia di Gesù, che lo tenne in gran conto, gli affidò la Casa e il S. Giovanni di Firenze, e lo richiese spesso di consigli e di opere che egli diede largamente con spirito disinteressato e devoto.

Tipica personalità di artista della seconda metà del Cinquecento, rivolse le sue originali ricerche alla composizione di elementi architettonici già invalsi nell'uso e inclusi ormai nel repertorio comune; e affrontò pure i temi teorici allora in voga compilando, ad es., i disegni, purtroppo perduti, della città ideale. Maturò il suo stile di schietto manierista, spesso caratteristicamente discontinuo, a contatto e in dimestichezza con gli artisti e con gli uomini dotti del suo tempo, favorito anche dalla sagace cultura della moglie Laura Battiferri, com'è provato dall'ampio carteggio di questa con Annibal Caro. Fu tanto stimato da Michelangelo, da averne l'incarico di condurre a terminare la scalinata della biblioteca Laurenziana.

Il vivace spirito cattolico del suo tempo improntò la seconda metà della sua vita, ch'egli trascorse nella più rigida osservanza religiosa, anche quando, in tarda età, gli venne meno la forza dell'ingegno e dell'intelletto. Parimenti devote allo spirito religioso, sempre nel clima storico e nel gusto dell'età sua, furono le sue convinzioni d'artista; tanto che, il 22 ag. 1582, indirizzò agli Accademici del Disegno una lunga lettera che suona come una netta presa di posizione di fronte ai rapporti fra arte e morale: in essa, con tono di pubblica confessione, egli ripudia la propria antica produzione di scultore, a causa delle figure che egli aveva rappresentate ingiude, seguendo l'uso del pieno Rinascimento, e fissa le norme per l'artista cattolico del suo tempo. - Vedi Tavv. XCI-XCII.

BIBL.: Oltre alla voce redatta da B. Magni in Thieme-Becker, I, pp. 413-15, cf.: L. Biagi, Di B. A. ed alcune sue opere, in L'Arte, 25 (1922), pp. 49-66; [P. Pirri], Chifu l'architetto del Col