ANÀHITA

ANÀHITA. - È una divinità femminile iranica dell'Avesta recente, nella quale si trova un inno in suo onore: *Yašt* 5.
ANÀHITA. - È una divinità femminile iranica dell'Avesta recente, nella quale si trova un inno in suo onore: *Yašt* 5.

In esso si esalta la potenza ed efficacia del suo aiuto, per ottenere il quale gli eroi antichi fecero a gara nell'offrire sacrifici. Appare come protettrice delle acque, anzi come la personificazione di esse; si afferma quindi che A., sorgendo dal mitico monte Hukairya, in parte si riversa impetuosa nel mare Vourakasha, facendone ribollire le acque, in parte si spande abbondante sulle sette zone della terra. Dato questo suo carattere, l'inno ad essa dedicato viene chiamato

anche abàn «acque», e nel culto i templi, elevati in suo onore, sorgono sulle sponde dei fiumi.

Non riesce chiaro donde tale divinità sia penetrata nella religione dell’Avesta recente. Può trattarsi di una figura del politeismo iranico, anteriore a Zarathustra, riuscita poi, nonostante la riforma di questo, a penetrare nella religione dell’Avesta, come tante altre divinità abolite dal riformatore; il culto degli Irani per l’acqua ed altri elementi, come il fuoco, potrebbe indurre a pensarlo. Ma d’altra parte A. si trova largamente diffusa anche fuori del territorio religioso iranico; il suo culto era fiorentissimo nell’Asia Minore e anche in Armenia, specialmente nella regione Akilisene, dove aveva templi anche prima del decreto di Artarserse II (cf. sotto). In tali regioni veniva identificata con Artemide e altre divinità, ma soprattutto con Astarte, cioè Afrodite, Venere. Era venerata quale dea della fecondità, dei matrimoni e delle nascite; e come nel culto di Astarte, così in quello di A. era in uso la prostituzione sacra per le ragazze prima che andassero a marito (Strabone, X, 16, 532). I rapporti quindi sia nei caratteri sia nel culto con Astarte potrebbero venire spiegati in doppio modo: o ammettendo che A. sia stata introdotta dalla religione babilonese in quella iranica, e in favore di tale opinione si avrebbe il fatto che in quest’ultima si trova una divinità femminile, protettrice delle donne, ma a carattere meno sensuale e più conforme alla tradizione religiosa iranica, chiamata Ashi Vanuhi; o ritenendola come divinità originariamente iranica, personificante le acque, fortemente influenzata più tardi dal culto di Astarte.

Introduce ufficialmente il suo culto Artarserse II, il quale ordinò, come tramanda Beroso, che si erogasse statue ad A., in Babilonia, Susa, Ecbatana, nella Perside e in Battria, in Damasco e in Sardi. Nella iscrizione cuneiforme di Susa questo re invoca, oltre Aharamazda, anche A. e Mithra; è probabile quindi che egli, oltre ad introdurre ufficialmente A., abbia promosso anche il culto di Mithra.

Della rappresentazione plastica di A. si può avere una idea dallo Yašt citato, in cui si ha una descrizione espressiva e colorita, che fa pensare ad una statua. A. appare come leggiadra fanciulla, vigorosa, dai tratti nobili, manifestanti la sua illustre prosapia, adorna di bel cinto, coperta di ampio e ricchissimo pallio. Tiene in mano i ramoscelli del sacrificio, ha ricchissimi pendenti alle orecchie, e una preziosa cuffia, adorna di cento stelle; un’infula dalle strisce spio-venti le adorna la testa.

Bibl.: H. Lommel, Die Yašt’s des Avesta, Gottinga 1927, p. 26 sgg. Giuseppe Messina