ANASTASIO I, imperatore d'Oriente. - N. a Durazzo nel 431 da madre manichea e fu egli stesso monofisita. Regnò dal 491 al 518. Poco o nulla sappiamo di lui prima dell'elezione al trono. Morto Zenone, l'imperatrice vedova, Arianna, lo sposò e lo fece incoronare imperatore dal patriarca Eufemio, con la promessa di rispettare il Concilio di Calcedonia e di non tramar nulla contro la vera fede. La sua politica interna fu ispirata da alti sentimenti umanitari; e numerose furono le sue riforme di carattere finanziario, e la celebre abolizione dell'imposta vessatoria sul lavoro, che va sotto il nome di «Crisargiro», aumentò il prestigio della corona imperiale. Intraprese grandi lavori di di
fesa alla frontiera persiana e nei dintorni di Costantinopoli. Ottimo diplomatico, riuscì a tener lontana la nascente potenza ostrogota, alleandosi con i Franchi e con i Burgundi.
Di fronte alla Chiesa dissimulò le sue preferenze per il monofisismo, fino a quando un'impudenza del patriarca Eufemio causò una lotta aperta. Eufemio venne esiliato a Euchaita e gli successe Macedonio. Vani furono i tentativi per una pace religiosa. Alla morte del papa Anastasio II (498), la situazione peggiorò e l'importante contribuì potentemente al trionfo della dottrina monofisista esiliando Flaviano dopo averle fatto nominare patriarca di Antiochia, e facendo condannare il Concilio calcedonese nel Sinodo di Tiro del 513 (v. H. Gelzer, *Jesu Stylites*, in *Byz. Zeitschr.* I [1892], p. 41 sg).
Nel 514 Vitaliano, capo dei barbari federati, licenziati da A., d'intesa con gli Unni e i Bulgari, si ribellò proclamandosi il difensore del Concilio di Calcedonia. Il popolo lo seguì entusiasta. Furono attivata trattative con il Papa, che avrebbe dovuto presiedere un Concilio generale ad Eraclea; ma venuta meno la potenza di Vitaliano. A. decise di romperla definitivamente con i legati pontifici.
Morì il 10 luglio 518, lasciando dietro di sé i germi dello smembramento dell'impero.
**