AQUAELICIUM

AQUAELICIUM. - Cerimonia sacromagica romana, pubblica, poiché vi prendevano parte i pontefici e i magistrati in tenuta espiatoria, cioè senza la toga pretesta e con i littori che procedevano a fasci rovesciati. Era un rito diretto a provocare la pioggia in virtù del principio magico che il simile agisce sul simile (magia imitativa) e consisteva nel rilevare una pietra che giaceva fuori della Porta Capena presso il tempio di Marte e trascinarla processionalmente verso il Campidoglio, implorando la pioggia da Giove sotto il titolo di Elicio, cioè datore di acqua, il quale aveva un'ara sul prossimo Aventino. La seguivano le matrone a piedi nudi e capelli sciolti (Petronio, Satyr, 44; Tertulliano, Apol., 40; Festo, s. V. Manalem; Nonio, p. 547; Servio, Aen., 301). Il fenomeno imitativo della pioggia poteva essere dato dal rumore sordo, quasi di tuono, che la pietra trascinata doveva produrre, oppure - le fonti tacciono su questo punto, ma cerimonie simili presso popoli primitivi (isolani delle Figi) autorizzano l'induzione - dalla circostanza che la pietra, venisse bagnata o spruzzata d'acqua. Il carattere evidentemente magico del rito è dal punto di vista religioso riscattato dal fatto che esso era inquadrato in una processione di penitenza e che vi prendevano parte i pontefici, controllori ufficiali del culto.

BIBL.: W. W. Fowler, Roman Festivals, Londra 1899, p. 232; N. Turchi, La religione di Roma antica, Roma 1939, p. 149. Nicola Turchi