ARIAS MONTANO, BENITO. - Orientalista, esegenta ed umanista spagnolo, n. nel 1527 a Fregenal de la Sierra, m. a Siviglia il 6 luglio 1598. Sacerdote verso il 1555, fece professione religiosa nel 1560 fra i Cavalieri di Santiago. Dal maggio 1562 è al Concilio di Trento come teologo del suo confratello Martín Pérez de Ayala, vescovo di Segovia; ritorna all'inizio del 1564 al suo austero romitaggio di Peña de Alájar (oggi Peña de A. M.), presso Siviglia. A rara virtù univa una potenza di lavoro e un'erudizione veramente gigantesca, tanto che i posteri lo tennero in fama di mago. Per volere del re fondò la biblioteca dell'Esecriale (1566), che continuò poi ad arricchire di manoscritti procurati da ogni parte, lasciandole infine la sua ricca collezione di manoscritti ebraici, arabi, latini e greci.
La sua opera più vasta è l'edizione della Bibbia detta Polyglotta regia, o d'Anversa, da lui elaborata ad Anversa negli anni 1568-72, per volere di Filippo II, pubblicata presso il tipografo Cristoforo Plantin dal 1569 al 1573, in 8 voll.: Biblia sacra, hebraica, chaldaica, graece et latine, Philippi II Regis Catholici pietate et studio ad Sacrosanctae Ecclesiae usum, cura et studio B.A.M.
Nei primi 5 voll. è il testo sacro nelle quattro lingue (nel V, con il Nuovo Testamento, vi è il siriaco); è in sostanza la Poliglotta complutense migliorata e completata. Gli ultimi 3 voll. sono opera nuova. Il VI ha grammatiche e lessici del greco, siriaco (di A. Maes), caldaico (di Guy Lefèvre de la Boderie), ebraico (di S. Pagnini). Il VII ha l'apparato critico: una versione (rifacimento di quella di S. Pagnini) del Vecchio Testamento ebraico, un'edizione critica del Nuovo Testamento greco con la Vulgata e una nuova versione di A., tutti lavori che furono spesso ristampati a parte. L'VIII comprende il trattato di A. sugli idiotismi ebraici del Vecchio Testamento e nove suoi trattati storico-archeologici sul Vecchio Testamento (pubblicati a parte: Antiquitatum iudaicarum II, IX, Leida 1593, e tra i Critici sacri, Londra 1660), che gli hanno meritato il titolo di «Padre dell'archeologia biblica».
Il lavoro, dottissimo, suscitò diffidenza a Roma per l'eccessiva dipendenza di A. da influssi talmudici e rabbinici: sembrava inoltre ad alcuni cardinali minacciati l'autorità della Vulgata. Recatosi a Roma, A. ottenne da Gregorio XIII un breve di privilegio (23 ag. 1572). Fu pregato di rimanere a Roma, ma dovè tornare ad Anversa per ordine del re. Riappareva a Roma nel 1575 per difendersi dalle accuse (tendenze giudaiche ed eretici) presentate da León de Castro dinanzi all'Inquisizione di Spagna; A. fu assolto, ma il dotto gesuita Mariana nel suo verdetto di censore (1579), pur riconoscendone l'ortodossia, negò il valore scientifico della Poliglotta.
Cappellano e consigliere molto ascoltato di Filippo II, cui scriveva liberamente da Anversa (ove visse dal 1568 al 1576), diresse la politica religiosa delle Fiandre. Sotto la guida di A. fu redatto il severo Index expurgatorius, promulgato dal duca d'Alba (1571). Diresse le edizioni del Breviario e del Messale per la Spagna (Anversa, Plantin, 1569-71). Nel 1576 si fece richiamare in Spagna e si stabilì all'Escorial come bibliotecario. Con una missione segreta (1578) preparò l'annessione del Portogallo alla Spagna (1580). Rientrò allora, rifiutando l'episcopato offertogli dal re, al suo romitaggio di Peña. Intervenne, molto onorato, al Concilio di Toledo (1582-83), che promulgò il Concilio di Trento. Dal 1584, rinunziando alla cappellania reale, visse tra i suoi confratelli di Santiago.
Più filologo e critico che teologo, A., versatissimo nelle lingue semitiche (ebraico, aramaico, siriaco, arabo), classiche e moderne, si preoccupava solo del senso letterale, intendendo con ciò fare opera apologetica contro i protestanti. Del suo progetto di commento dell'intera Bibbia, poté ultimare solo il Nuovo Testamento e pochi libri del Vecchio (presso Plantin, Anversa): 12 Profeti minori (1571), Vangeli e Atti (1575), Epistole degli Apostoli e Apo: (1588), Ios. (1583), Iudic. (1592), Is. (1599), i primi 31 salmi di David (1605). Del vagheggiato Opus Magnum di sintesi biblica pubblicò solo: Liber generationis et regenerationis Adam (1593), sulla teologia biblica, e Naturae historia prima (1601), sulle scienze nella Bibbia. Traduisse per primo dall'ebraico in latino (1575) l'itinerario (Massai'6) dalla Spagna a Bagdad (tra il 1590 e il 1773), passando per la Palestina, di Beniamino di Tudela.
L'attività scientifica di A. non deve far dimenticare il suo bel manuale ascetico ispirato alla vita di Cristo e degli apostoli (Dictatum christianum sive communes et aptae discipulorum Christi omnium partes, Anversa 1575), né i suoi numerosi poemi e inni latini (già nel 1552 A. fu solennemente incoronato poeta ad Alcalá), quasi tutti di argomento religioso, che rivelano il fine umanista, tra cui Humanae salutis monumenta (Anversa 1571), Hymni et saecula (in 1593) suo capolavoro. Ristretta fu la sua produzione in castigliano; ma la sua Pardifrasi sobre el Cantar de los Cantares è stata paragonata all'analogo poema di S. Giovanni della Croce.
In suo onore il governo spagnolo ha fondato a Madrid nel 1940 l'Instituto A. M. de Estudios Herbálicos y Oriente Príncipe.