ARYA-SAMAJ. - Propriamente «comunità, società degli Arii»; uno dei numerosi movimenti religiosi-sociali dell'India moderna, fondato nel 1865 da Dayanand Saraswati, un brahmano del Kathayawar (1824-1883), diffusosi in breve tempo in tutta l'India settentrionale (Panjab e Province Unite). Avversario della cultura europea e di ogni suo influsso, e particolarmente contrario ai dettami del cristianesimo e dell'islamismo, Dayanand auspicò il ritorno dell'indiumso alla primitiva purezza mercè la sua restituzione alle fonti vediche, nelle cui divinità egli vedeva simbolicamente personificate le forze della natura.
La sua è perciò una dottrina monoteistica per la quale Dio, essere perfettissimo - di cui il culto è mezzo imperdibile, come la rettitudine della vita, all'emancipazione delle anime dalla peregrinazione nelle esistenze, e alla beatitudine celeste - è creatore, reggitore e distruttore del mondo; l'esistenza del quale è pertanto un perpetuo sorgere, perire e rinnovarsi. Ogni possibile cognizione del passato, del presente e pur di quanto potranno concepire le età futura - non solo per l'India - si deve considerare già inclusa nel Veda, che va così ritenuto il libro della sapienza divina. Ogni altra religione che non ne accetti il verbo è perciò da respingersi, sia essa non soltanto il cristianesimo o l'islamismo, ma pure il buddhismo e l'indiumso, il quale ultimo ammette l'idolatria da Dayanand nettamente ripudiata. Non è ammessa da Dayanand neppure la remissione dei peccati; oppugnati sono il regime delle caste e il matrimonio dei fanciulli; difesa la necessità di una maggiore istruzione delle classi umili e l'equiparazione dei diritti delle donne a quelli degli uomini.
Notevole è la propaganda che l'A.-S. svolge tra i cristiani e i musulmani dell'India, anche da quando, morto Dayanand nel 1883, essa si è suddivisa in tre gruppi distinti, con tendenze gradualmente diverse. Di essi, uno, severamente conservatore, si tiene stretto ai dettami del Veda; un altro non disdegna accettare usi europei e ammette il cibo carneo; il terzo, finalmente, animato da spirito nazionalista, si oppone energicamente ad ogni influenza straniera e vorrebbe «far rivivere l'età d'oro dell'India antica».
Nel 1921 l'A.-S., i cui adepti vanno sempre aumentando, contava, anche in conseguenza del suo spirito nazionalista oltre che per l'attiva propaganda, nel solo Bengala 468.000 aderenti.