AUREOLI (AURIOLE, ORIOLE, ecc.), PIETRO. - Filosofo e teologo francescano, n. nella diocesi di Cahors ca. il 1280 (?), m. ad Avignone o Aix il 10 (?) genn. 1322.
Nulla è noto circa i primi anni della vita dell'A.; sconosciuta la data e il luogo della sua nascita, come pure l'epoca del suo ingresso nell'Ordine francescano. Nell'anno
1304, come egli afferma in uno dei suoi scritti posteriori, studiava a Parigi, probabilmente come discepolo di Duna Scoto. Nel 1311 emerge per la prima volta come autore, con un Tractatus de paupertate et de usu paupere rerum (edito in Firmamenta trium ordinum beatissimi Patris nostri Francisci, Parigi 1511). Nel 1312 è lector nello Studium generale dei Francescani a Bologna; qui elabora la sua prima opera filosofica, il Tractatus de tribus principiis (inedito). Nel 1314 insegna a Tolosa e vi compone un Tractatus de conceptione B. Mariae Virginis (1ª ed. Magonza 1490, ed. critica V. BIBLICA.), che doveva occupare un posto importante nella storia della teologia: in esso si difende per la prima volta ex professo la tesi che Maria dal primo momento fu immune dal peccato originale. A Tolosa A. è attivo anche come predicatore: una predica sull'Immacolata, tenuta l'8 dic. 1314, dà origine a una vivace discussione ed è occasione di un secondo scritto su questo tema: Repercussorium editum contra adversarium innocentiae Maris Dei (edito insieme con il Tractatus), nel quale gli argomenti del trattato vengono ripresi e ulteriormente sviluppati. Nel capitolo generale dell'anno 1316 l'A. viene destinato per Parigi come baccalarius sententiarius. Nell'autunno 1316 incominciò le sue lezioni sulle Sentenze di Pietro Lombardo, che durarono per due anni. Probabilmente commentò i quattro libri nell'ordine seguente: I, IV, II, III, come facevano anche altri a quel tempo. Il terzo libro restò incompiuto perché l'A. già nell'estate 1318, in seguito a personale intervento di Giovanni XXII divenne magister theologiae. La tradizione letteraria del suo commentario sulle Sentenze presenta vari enigmi e diede luogo a molte discussioni. Esso è conservato in due o tre differenti redazioni: 1) una reportatio, cioè appunti presi da un discepolo, dell'insegnamento parigino, comprendente tutti quattro i libri (l. I solo manoscritto, ll. II-IV editi nel II vol. del Commentario sulle Sentenze, V. BIBLICA.); 2) una reportatio del terzo libro, che risale forse a lezioni tenute dall'A. a Bologna o a Tolosa (manoscritti, una piccola parte edita nell'edizione citata); 3) una redazione molto ampia del l. I (una cosiddetta ordinatio) elaborata e pubblicata dall'autore stesso e dedicata a Giovanni XXII (ed. cit., vol. I). Per lungo tempo si suppose che questa ordinatio fosse la redazione ultima e definitiva, compilata dopo le lezioni di Parigi, e presumibilmente negli anni 1318-1319. Ma recentemente fu dimostrato che i rapporti sono inversi: il grande commentario sul l. I delle Sentenze era già finito quando l'A. cominciò l'insegnamento a Parigi, e fu dedicato al Papa probabilmente nell'occasione della sua ascesa al trono (ag. 1316). Forse risale al medesimo corso di lezioni di cui abbiamo il terzo libro in una reportatio. Dagli anni di magistero parigino dell'A. proviene il suo Compendium sensus literalis totius divinae Scripturae che trovò grande diffusione e fu in seguito spesso stampato (per la prima volta in Strasburgo ca. 1475; ed. critica V. BIBLICA.) e un Quodlibet con 16 questioni (non 16 Quodlibeta, come spesso si legge; edito insieme con il Commentario sulle Sentenze). Il suo insegnamento come magister durò solo per due anni; già verso la fine del 1320 fu nominato provinciale della provincia di Aquitania, e nel febbr. 1321 arcivescovo di Aix. Giovanni XXII stesso gli conferì l'ordinazione vescovile. Anche quest'attività ebbe solo breve durata. L'A. morì nel genn. del 1322 in fama di santità, probabilmente durante un soggiorno alla Curia papale. Cardinale, come vorrebbe una secolare tradizione, non fu mai.
La sua posizione dottrinale è difficile da precisare e finora fu studiata solo parzialmente. L'A. non s'è schierato con nessuna scuola e in tutte le questioni andò per vie proprie: polemizzò contro tutti e fu perciò anche da tutti aggredito. « Quia manus eius contra omnes... manus omnium contra eum » dice di lui s. Antonino nella sua cronaca. Nella storia del pensiero del sec. XIV la sua posizione è fra Durando di S. Porciano e Guglielmo Ockham; infatti, i contemporanei hanno ritenuto l'A. un continustore delle idee di Durando, e la posterità un precursore di Ockham. In complesso la sua filosofia è caratterizzata da lineamenti scettici ed empiristici. Di essa fino ad oggi sono
abbastanza noti solo singoli capitoli, specialmente la sua teoria sugli universali e le sue teorie gnoseologiche e psicologiche. L'A. ha sostenuto un concettualismo, che attribuisce al concetto universale una certa realtà psichica, ma non gli fa corrispondere nulla fuori dell'intelletto. È una dottrina che influì fortemente sulla genesi del nominalismo di Ockham, pur senza essere essa stessa nominalistica. Recenti studi hanno illustrato anche singoli punti della logica, dell'ontologia e della metafisica di A. (teoria delle «propositiones neutrae», che non sono né vere né false, e sua applicazione al problema della prescienza divina dei futuri contingenti; i problemi della «intensio et remissio formarum», dell'infinito, della pluralità delle forme, del moto, ecc.). Le soluzioni che l'A. dà sono sempre originali e nuove, le teorie tradizionali vengono da lui generalmente rigettate, talvolta non senza ironia. Così, dichiara, ad es., a riguardo della dottrina delle
Intelligenze e del loro influsso sulla fisica terrestre, dottrina fondamentale per la fisica scolastica: «hoc est refugium miserorum in philosophia, sicut Deus est refugium miserorum in theologia» (sent. IV, dist. 1, q. 1). Però non sempre ciò che egli sostituiva alle teorie respinte, era migliore di esse. In ogni modo, le sue idee non furono accettate da nessuno e combattute da molti e finirono in seguito col cader presto in dimenticanza. Solo gli studi del sec. xx trovarono per lui l'interesse e la stima che il grande e originale pensatore merita.