BARCALAY, WILLIAM. - Giureconsulto e teologo scozzese, n. ad Aberdeen verso il 1543 e m. ad Angers il 3 luglio 1608. Dopo esser stato da giovane alla corte scozzese, già attempato, si dedicò agli studi, dapprima ad Aberdeen, poi a Bourges, dove fu allievo di Cuiacio e Donello. Nel 1578 ottenne la cattedra di diritto a Pont-à-Mousson e dal duca di Lorena venne eletto consigliere di Stato. Nel 1603, salito al trono Giacomo I, tornò in Inghilterra, ma, rifiutando di abiurare, fu costretto a tornare in Francia, dove ad Angers fu incaricato della cattedra di diritto.
La sua scienza e la sua fermezza di carattere gli assicurarono ai suoi tempi una meritata larga rinomanza. Cattolico, ma a fortissime tinte gallicane, si fece paladino e difensore del potere regio contro le invadenti teorie democratiche e contro la suprema autorità papale, circa il cui potere ebbe delle vedute, e contro cui lanciò delle accuse, assolutamente ingiuste, pur ritenendosi fedele cattolico. Roberto Bellarmino e il Lessio egregiamente lo confrontarono, rispettivamente nel Tractatus de potestate Summi Pontificis in rebus temporalibus adversus Guil. Barcalaim (Roma 1610), e nella Defensio potestatis Summi Pontificis adversus librum regis Magnae Britanniae, Guil. Barclay Scoti et M. Georgii Blacuelli (Saragozza 1611). Sue opere: De regno et regali potestate adversus Buchananum, Brutum et Boncherium et reliquos monarchomachos II. 6 (Pagine 1600, 1612); In titulos pandectarum de rebus creditis et de jurejurando commentarii (ivi 1605); De potestate papae, an et quatenus in principes saeculares ius et imperium habeat (Londra 1609; Pont-à-Mousson 1609; all'Indice il 26 apr. 1613).