BLOSIO (DE BLOIS), FRANÇOIS-LOUIS, venerabile. - Abate benedettino e scrittore ascetico, n. a Donstiennes (Hainaut) nell'ott. del 1506 da antica e nobile famiglia, m. a Liessies il 7 genn. 1566. Paggio dell'arciduca Carlo, poi Carlo V, in seguito a ferita riportata in torneo, a 14 anni, lasciata la corte e la famiglia, entrava nell'abbazia di S. Lamberto di Liessies (1520), donde fu inviato a Gand e poi a Lovanio per gli studi. Aveva 22 anni quando lo raggiunse a Lovanio nel 1527 la notizia della sua elezione a coadiutore del vecchio abate; ma solo nel 1530, alla morte dell'abate, lasciò definitivamente l'università e tornò a Liessies, e in quello stesso anno fu ordinato sacerdote e benedetto abate.
Con tenacia lavorò per sette anni alla riforma della sua comunità, nella quale si erano infiltrati usi ch'egli non approvava; ma quasi invano. Mansueto e amabile
con tutti, non si lasciò intimorire dalle resistenze e aspettò che le sue idee riformatrici fossero apprezzate e accolte dai suoi monaci che finalmente s'impegnarono più tardi a rinunziare alle loro vecchie consuetudini riprovevoli, e chiedendogli insieme un addolcimento delle sue esigenze. B., dopo lunghe preghiere e riflessioni e spinto anche dal consiglio di persone a lui fedeli, oltre che dall'intervento di Carlo V, si decise finalmente a cedere, ma prima volle assicurazioni che non si sarebbe intralciata la sua opera. B. istaurò subito a Liessies il nuovo regime di osservanza; e per fornire una direttiva stabile comprese gli Statuta che furono approvati da Paolo III (1543). Nella loro compilazione si servì non solo di antiche consuetudini locali, ma anche delle Costituzioni delle Congregazioni di Bursfeld e di S. Giustina di Padova. Richiamò alla pratica della vita comune: tutta la vita del monaco doveva svolgersi nel monastero, che il santo abate volle perciò esteticamente tanto attraente che fosse un richiamo continuo del Paradiso.
Con la sua discrezione e con la sua giusta indulgenza il B. ottenne ben presto un rifornimento dell'osservanza monastica e la riforma iniziata a Liessies fu qualche anno dopo introdotta anche nelle dipendenze e imitata poi anche da altri monasteri. Accorto e preveggente amministratore, curò molto il riassetto finanziario del monastero principale e delle altre case, ne riparò i danni causati dalle continue guerre. Moredo a 60 anni lasciava l'abbazia e le dipendenze ben organizzate e radicate nello spirito della osservanza da lui voluta e tanto benemerita in seguito per lo sviluppo della controriforma cattolica nei Pacsi Bassi.
Solo con la distruzione del monastero e con la dispersione dei monaci, ad opera della rivoluzione, terminò a Liessies il fervore di vita religiosa che vi si era conservato inalterato fin dalla morte del santo abate.
Il B. è ormai conosciuto più per i suoi scritti ascetici che come riformatore monastico. Lasciò, infatti, Speciarum monachorum (Lovanio 1538); Paradisus animae fidelis (ivi 1540); Psychagogia ex SS. Patribus collecta (ivi 1540); Collivium haereticorum (ivi 1540); Instituti spiritualis (ivi 1553); Consolatio pusillanimum (ivi 1553); Margaritum spirituale (ivi 1553); Conclave animae fidelis (ivi 1558) che ebbero presso i religiosi straordinariie accoglienze.
Lo scopo pratico ed immediato che il B. ebbe non gli permise un ordinamento sistematico e razionale della sua dottrina, e inutilmente si cercerebbe un piano orizzontale nelle sue opere, se si eccettuano l'Instituto spiritualis e lo Speculum animae, dove lo sviluppo gradualie del pensiero è più evidente. Tutta la dottrina ascetica è trattata da B., che vuol rispondere ai più urgenti bisogni delle anime. Talvolta egli si addentra in questioni teologiche, che espone con chiarezza e precisione. Ma il suo vero scopo è di aiutare nell'ascesa spirazione, i monaci e altre anime che si rivolgono a lui. Non è un autore di grande originalità; la sua dottrina deriva dall'assidua lettura dei più grandi dottori della spiritualità cristiana, a cominciare dai Padri. Suoi autori preferiti, dopo la S. Scrittura e la Regola di S. Benedetto, furono s. Agostino e s. Gregorio; nei suoi scritti si nota anche l'influsso di s. Gertrude e di s. Mechtilde; segue inoltre anche autori più recenti come il Tauler e Ruysbroek, e manifesta molta simpatia per gli Esercizi di s. Ignazio.
Scaturita soprattutto dalla Regola di s. Benedetto scrupolosamente osservata, la dottrina spirituale del B. è anzitutto cristocentrica, dimostrando in questa sua caratteristica anche la sua ispirazione liturgica. Cristo, «al quale nulla deve essere preferito» (s. Benedetto), e i suoi misteri dominano il pensiero del B. Egli ne raccomanda lo studio e la meditazione in ogni suo trattato, insistendo soprattutto sulla passione di Gesù come sul mezzo più adatto all'unione con Dio; e ne compose una spiegazione.
La contemplazione di Cristo e delle sue sofferenze sarà un continuo richiamo alla mortificazione e al raccoglimento. L'anima allora vive abitualmente alla presenza di Dio, che la riempie di sé, tanto da non farle
cercare più consolazioni al di fuori di lui. Essa non ha più quindi che aspirazioni alle cose celesti, alla beatitudine. Anche l’attenzione abituale alla presenza di Dio e l’aspirazione costante alle gioie del cielo rivelano l’aderenza della dottrina del B. al pensiero di s. Benedetto.
Nulla di nuovo dunque nella dottrina spirituale del B. quanto a contenuto, ma un metodo di vita interiore adatto a tutti, anche ai più deboli, allo stesso modo che il suo ideale monastico, una volta liberato delle eccessive rigidezze del primo tempo, fu seguito per oltre due secoli da monaci di diverso grado di virtù.
La sua dottrina è ancora oggi studiata e nuove traduzioni delle sue opere si fanno un po’ dovunque (ne è annunziata una completa anche in italiano negli Scripta monastica della badia di Praglia), ciò che indica l’attualità del B., che il papa Pio XI avrebbe desiderato santo e dottore della Chiesa. Il titolo di «venerabile» gli è stato universalmente riconosciuto per la fama acquistata attraverso le sue opere e in omaggio alle sue virtù. È commemorato nel Martirologio benedettino il 7 genn.