BONALD, LOUIS-GABRIEL-AMBROISE, VISCONTE DI

BONALD, Louis-Gabriel-ambroise, visconte di. - Filosofo e statista francese, n. a Le Monna presso Millau in Rouergue il 2 ott. 1754 e m. a Lione il 23 nov. 1840. Membro dell'amministrazione centrale del dipartimento dell'Avignon (1790), si dimise l'anno dopo, rifiutandosi di applicare la costituzione civile del clero; riparò quindi all'estero. Nel 1797 tornò in Francia sotto lo pseudonimo di St-Séverin. In quel periodo cooperò con Chateaubriand alla rivista Mercure de France e al Journal des débats; più tardi al Conservateur e al Défenseur di Lamennais. Salutò con soddisfazione la restaurazione della monarchia. Da Luigi XVIII nel 1814 fu nominato membro del Consiglio di istruzione pubblica. Dal 1815 al 1822 fu deputato dell'Avignon; nel 1823 fu nominato pari di Francia e quindi ministro di stato. Nemico di ogni forma di liberalismo, l'avversò in politica e in religione. Nel 1815 presentò alla Camera la legge contro il divorzio, approvata poi l'anno seguente. Avversario della libertà di stampa, la combatté, accettando la nomina di presidente della commissione di censura. Dopo la rivoluzione del luglio 1830, si ritirò a vita privata, essendosi rifiutato di prestare giuramento.

B. fu tra i principali fautori del riallacciamento del trono all'altare; però l'ardore della polemica lo fece cadere in eccessi. Egli rivendica da Dio l'origine della società e della religione, ma, riannondandosi a G. B. Vico, ritiene l'idea dell'antico uomo muto, innestando a questo punto la sua teoria del linguaggio divinamente ispirato e rivelato.

La parola infatti è, secondo B., antecedente al pensiero ed assolutamente necessaria per potere pensare; essa è l'anima del pensiero, al quale sta precisamente come l'anima al corpo. Ora, come l'uomo non si è data la facoltà intellettiva, così non può essersi dato il linguaggio; tanto più che, per inventarlo, l'uomo deve pensare, e per pensare esso è necessario. Il linguaggio, dunque, non è un trovato della ragione individuale; e neppure della società, dalla quale è presupposto, perché essa possa esistere. Dunque esso proviene da Dio come l'uomo e la società. Ma la rivelazione del linguaggio non è fine a se stessa, ma è solo il mezzo necessario per la rivelazione delle verità di ordine superiore, morale e civile, da tramandarsi col linguaggio e da credersi perché tramandate. È la tradizione infatti che garantisce la scienza, i principi delle conoscenze umane e la stessa ragione; solo essa è il criterio di distinzione tra verità ed errore (Recherches philosophiques, cap. 1). Concludendo: l'educazione sociale è l'unico mezzo per apprendere le verità di ordine soprasensibile e l'autorità sociale è l'unico motivo d'assenso per la ragione.

Su questa base filosofica, B. eleva la sua costruzione religioso-politico-sociale. È da notare anzitutto che nella sua filosofia B. tutto riduce a tre elementi: causa, mezzo ed effetto. In teologia quindi: Dio, Uomo-Dio e uomo; in cosmologia: Dio, movimento e corpo; in politica: re, nobiltà e società; governo, impiegato e sudito e così via. Posto dunque l'uomo naturalmente socievole contro la concezione di Rousseau, B. afferma che alla base di ogni società è la società religiosa. Il tipo perfetto di religione è la religione cattolica, perché solo in essa con la credenza nell'Uomo-Dio si ha il collegamento tra i termini estremi di uomo, cielo e terra. Il tipo perfetto di società civile è l'antica società francese a governo monarchico. Tale forma di società in accordo con la religione cattolica ha portato al più alto vertice la civiltà. Lo Stato dev'essere la religione, ma la religione non deve sopraffare lo stato. Foi, noi, lo: ecco i capisaldi del pensiero politico-sociale di B. La società domestica - padre, madre e figlio, - la più antica forma di società, è unificata dal potere assoluto del padre e rinsaldata dal vincolo perpetuo dell'indissolubilità.

Le opere più importanti del B., nelle quali è esposto il suo pensiero sono: Théorie du pouvoir politique et religion (3 voll., Costanza 1796); Essai analytique sur les lois naturelles et l'ordre social (s. I. 1800), sotto lo pseudonimo di St-Séverin; Du divorce (s. I. 1801); La législation primitive (2 voll., Parigi 1802); Pensées sur divers sujets et discours politiques (2 voll., s. I. 1817); Recherches philosophiques sur les premiers objets des connaissances modernes (2 voll., s. I. 1818); Mélanges littéraires, politiques et philosophiques (s. I. 1819); Démonstration philosophique du principe constitutif de la société (s. I. 1830); Discours sur la vie de Jésus-Christ (Parigi 1843).

La concezione filosofica e teologica del B. non è del tutto rispondente alla bontà delle sue intenzioni. La sua opera mira a dare una base filosofica ai valori sociali, morali, religiosi, cristiani. Ma, destituendo la ragione individuale della sua funzione conoscitiva e riducendola a puro strumento d'interpretazione della ragione universale cioè dell'autorità della comunità, egli tradì le sue stesse intenzioni, la sua causa e la sua fede. Alla fede infatti egli toglieva la sua primaria condizione essenziale: la razionalità, danneggiandola così irremissibilmente. Conseguenza di questo primo errore fu, nel campo teologico, la confusione del naturale e del soprannaturale, errore già maturato dalla lunga controversia giansenista, e, nel campo filosofico, l'originale teoria del linguaggio, ormai generalmente abbandonata.

Bibl.: H. de Bonald, Notice sur la vie et les ouvrages de M. le vicomte de B., Parigi 1841; G. Laverde Ruiz, El tradicionalismo de de B., Madrid 1887; G. Buschhell, Der Traditionalismus B.s., in Phil. Jahrb., 12 (1899), p. 32 sgg.; C. Constantin, s. V. in DThC, II, coll. 958-61; P. Bourget, Le réalisme de B., in Annales de philos. chrét., 160 (1910), pp. 489 sgg.; 632 sgg.; 161 (1910-11), p. 39 sgg.; L. de Montesquieu, Le réalisme de B., Parigi 1910, p. 65 sgg.; R. Mauduit, La politique de B., Poitiers 1913; F. Mourret, Le mouvement catholique en France 1830-30.