BRUEGHEL. - Famiglia di pittori fiamminghi, il cui capostipite è Pieter il Vecchio, che ebbe due figli Pieter il Giovane (detto «degli Inferni») e Jan il Vecchio (detto «dei Velluti »); quest'ultimo fu padre di Jan il Giovane, da cui discesero Jan Pieter, Abraham (detto «il Napoletano »), Philips, Ferdinand, e Jan Baptist.
Pieter il Vecchio, n. forse a Breda nel 1525 ca., m. a Bruxelles il 5 sett. 1569. Scolaro di Pieter Coeck van Aelst, accolse la influenza delle opere di Hieronymus Bosch (v.); maestro nel 1551 ed attivo specialmente ad Anversa e, dal 1563, a Bruxelles; fu a Roma nel 1553.
Esercitò la più viva influenza sull'arte fiamminga, le cui più note espressioni, la cosiddetta pittura «di genere», dipendono essenzialmente dalle sue opere, diffuse largamente dalle incisioni che ne ampliarono la celebritá. Tra i suoi quadri di soggetto religioso sono soprattutto notevoli le Adorazioni dei Magi a Bruxelles e Londra; ma la sua fama è specialmente

affidata alla serie dei Mesi della galleria di Vienna e alle opere dove più libera si manifesta la sua eccezionale fantasia, come nei paesaggi (tra cui quelli alpini, che documentano il suo viaggio in Italia) e nelle scene popolari. La pinacoteca di Napoli conserva l'allegoria dei Ciechi, la galleria Doria di Roma il Porto di Napoli.
Pieter il Giovane (n. a Bruxelles nel 1564, m. ad Anversa nel 1638) e Jan il Vecchio (n. a Bruxelles nel 1568, m. ad Anversa nel 1625), suoi figli, imitano e continuano lo stile e le composizioni del padre, preferendo spesso formati piuttosto piccoli tanto per i quadri di soggetto religioso (notissimi quelli «infernali») quanto per le rappresentazioni di paesaggi, fiori o della vita dei contadini. Pietro fu scolaro del Gillis van Conizulos. Jan, che fu anche collaboratore del Rubens, compì un viaggio in Italia, permanendo dal 1592 al 1594 a Roma e sostando nel 1596 a Milano.
Jan il Giovane (n. nel 1601, m. nel 1678), figlio di Jan il Vecchio, continua ancora la maniera del padre, in formati sempre più minuti, e dipinge a preferenza nature morte (specialmente fiori), paesaggi con animali ecc. La forza creativa di entrambi si affievolisce sempre di più, accentuandosi nelle opere il carattere divulgativo e la monotona imitazione degli antecessori.
Jan Pieter (n. nel 1648 ?), Abraham (n. nel 1631, m. nel 1690 ca.) e Jan Baptist (n. nel 1647, m. nel 1719), lavorando gran parte della loro vita in Italia, continuano a dipingere nella tradizione della famiglia senza aggiungere nuovi elementi di importanza. Vedi Tav. XI. Bial.: M. Rooses, Geschichte der Malerschule Antuerpens, Monaco 1889, passim; R. van Bastelaer e Hulin de Loo, P. B. l'ancien, Bruxelles 1902-1907; R. V. Bastelaer, Les citampes de P. B., ivi 1908; W. Rolfs, Geschichte der Malerei Neupels, Lipsia 1910, passim; M. I. Friedländer, P. B., Berlino 1921; G. J. Hoogewerff, "Nature morte + italiane del Scliento, in Dedalo, 6 (1923-24), p. 710 sgg.; K. Tolnai, Die Zeichnungen P. B., Monaco 1925; M. Vees, Le Journal de 7. B., II, in Bulletin de l'Institut historique belge de Rome, 6 (1926), p. 163; F. Lugt, P. B. und Italien, in Festschrift für M. I. Friedländer, Lipsia 1927, pp. 111-29; G. Glueck, P. B., Vienna 1932; Ch. Tolnai, P. B., Bruxelles 1935; M. I. Friedländer, Die Altmiederländische Malerei, XIV, Leida 1937; G. Jedlicka, P. B., Zurigo-Lipsia 1938; W. Hausenstein, B., Bergamo 1942; W. Cohen (ed altri), s. V. in Thieme-Becker, V, pp. 97-103. Bernardo Degenhart