CAIFA (ARAB. HAJFĀ)

CAIFA (arab. Hajfā). - Città situata all'estremità sud della baia di S. Giovanni d'Acri, ai piedi del monte Carmelo; capoluogo del distretto nord della Palestina, si è molto sviluppata negli ultimi anni grazie al nuovo porto, il maggiore del Levante, inaugurato nel 1933, e all'affluenza dei sionisti.

È il centro industriale e commerciale della Palestina (sapone, cemento, tabacco) e termine dell'oleodotto dell'Iraq. Gli abitanti, 110.000, sono per metà israeliti e per l'altra metà musulmani, cristiani, drusi e 150 babisti. I cristiani, in maggioranza greco-cattolici, superano i 10.000. Numerose le istituzioni cattoliche (asili, scuole, ospedali, pensioni); vi risiede il vescovo greco-cattolico della Galilea. La città, non ricordata dalla Bibbia, appare nel sec. IV a. C. col nome di 'Hōz, all'estremità di una zona distrettuale che cominciava alle Scale di Tiro, riconosciuta a Tell Abū Ḥawām a 2 km. a sud-est della stazione ferroviaria. Caduta dopo la distruzione di Tiro, si riformò nel luogo detto Hajfā el-'Atiqah. I Crociati la presero d'assalto nel 1100 con l'aiuto della flotta veneziana. Saccheggiata nel 1191 da Saladino, visse senza importanza storica fino al sec. XVIII, allorché nel 1760 l'emiro Dāhir el-'Omar la trasferì nel luogo attuale, costruendovi un castello con mura di difesa. Vicino al mare e intorno al castello si formò la città vecchia attuale, con le sue vie strette ma piene di traffico nell'affollato bazar. La parte nuova è verso nord-ovest con una città-giardino e a sud-est con il quartiere industriale; lo sviluppo maggiore è sulle pendici del Carmelo, con ampi viali, grandi case e nuovi stabilimenti governativi.

Donato Baldi

CAIFA. - Meglio Giuseppe C., sommo sacerdote, ANNAM (v.) o Ananos. Il cognome C. è di origine e significato incerto, ed è spiegato come «interprete». Anche il nome del padre è sconosciuto. Istituito sommo sacerdote dal procuratore romano Valerio Grato, l'anno 18 a. C., tenne l'ufficio per 18 anni, fino al 36 d. C., cosa allora straordinaria. Si spiega questa lunga durata per la bassezza della sua anima e il suo servilismo verso i Romani. Infatti nulla si legge in Flavio Giuseppe intorno a qualsiasi attività di C. per gli interessi religiosi del suo popolo presso i procuratori romani. Come quasi tutti i sommi sacerdoti del suo tempo, fu sadduceo e uomo senza sentimento per la giustizia e la religione. Fu deposto dal legato di Siria Vitellio. Di lui sappiamo solo ciò che riferiscono le poche notizie di Fl. Giuseppe e gli Evangelisti. Sotto il pontificato di C., s. Giovanni Battista cominciò il suo ministero (Lc. 3, 2). Dopo risuscitato Lazaro, C. consigliava al Sinedrio di uccidere Gesù (Io. 11, 47-54; 18, 14). Annotando, nel racconto di questo episodio, che C. «era il sommo sacerdote di quell'anno», il IV Vangelo non intende dire che l'ufficio del sommo sacerdote durasse soltanto un anno, giacché erano ben note le nomine e destituzioni dei sommi sacerdoti, che per C. Fl. Giuseppe racconta minutamente (Antiq. Iud., II, 2; XVIII, 4, 3), ma dà al termine ἐκῶνος senso enfatico («in questo anno fatidico») o il senso lato di «allora». Poco prima della festa di Pasqua in cui morì Gesù, i sinedristi si riunirono in casa di C. per deliberare sul modo come Gesù potesse esser messo a morte (Mt. 26, 3; Mc. 14, 1, 2; Lc. 22, 2), e decisero di non ucciderlo durante la Pasqua. Nella stessa casa di C. Gesù, dopo la sua cattura, compariva dinanzi a lui, come preside del Sinedrio. E, siccome le deposizioni dei testimoni non coincidevano, C. scongiurò Gesù di dire se egli fosse il Messia e il figlio di Dio. Avendo Gesù risposto di sì, C., per mostrare che considerava l'affermazione come una bestemmia, si stracciò le vesti e gridò: «Ha bestemmiato! che bisogno abbiamo an-

cora di testimoni?» (Mt. 26, 57-65; Mc. 14, 53-64). Così Gesù dal Sinedrio fu condannato a morte, e quindi consegnato a Pilato, al quale fu condotto dalla casa di C. (Io. 18, 28). Quando, dopo la guarigione di uno storpio, Pietro e Giovanni annunziarono Gesù al popolo, furono condotti al Sinedrio, del quale faceva parte anche C. (Act. 4, 6), ma non più al seggio di preside, occupato da Anna.

BIBL.: E. Jacquier, Calphe, in DB, II, coll. 44-47; U. Holzmeister, Historia aetatis Novi Testamenti, 2ª ed., Roma 1938, pp. 111, 114, 199; J. M. Vosté, Studia Theologiae Biblicae Novi Testamenti, III: De passione et morte Iesu Christi, ivi 1937, p. 120. Arduino Kleinhans
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“CAIFA (ARAB. HAJFĀ).” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 196. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/caifa-arab-hajfa.