CAPILLUPI, IPPOLITO

CAPILLUPI, IPPOLITO. - N. in Mantova da Benedetto, che l'Ariosto loda nel Furioso e il Bandello onorò con la dedica di una novella, nel 1511, crebbe alla corte dei Gonzaga, paggio della celebre Isabella d'Este e compagno di suo figlio Ercole Gonzaga. Istruito ed abile, divenne il segretario di Ercole non appena fu decorato della porpora e poscia suo agente a Roma, suo corrispondente ed informatore, e per quattro volte suo conclavista. Nel pontificato di Giulio III fu anche agente di Ferrante Gonzaga, e, perché legato alla Spagna o per altro, non fece progressi nella carriera ecclesiastica se non sotto Pio IV, che lo fece vescovo di Fano e nunzio a Venezia, mentre Paolo IV, antispagnolo, lo aveva tenuto chiuso in Castel Sant'Angelo per 13 mesi. Nel 1564 si ritirò a Fano e vi condusse a termine la Cattedrale; ma, non nato per fare il vescovo, rinunziò alla diocesi e si ricondusse a Roma, dove, nel palazzo di Campo Marzio da lui restaurato con i consigli di Michele Langelo, chiuse i suoi giorni nel 1580. Fu sepolto in Araceli e per la sua tomba dettò l'epigrafe il Muret. Poeta, meno valente tuttavia del fratello Lelio autore dei Centoni virgiliani, editore delle poesie sue e dei fratelli, amico di letterati e di artisti, tra i quali ebbe famigliari B. Tasso, Michelangelo e Tiziano; sagace raccoglitore di quadri, anticaglie, incunabuli e codici, rimase sempre l'uomo del Rinascimento umanistico, estraneo alla rinnovazione religiosa che maturava nei suoi anni.

BIBL.: G. B. Intra, Di I. C. e del suo tempo, in Arch. stor. lomb., 20 (1893), pp. 76-142; qualche notizia in carte mazzacchiliane nel cod. Vat. lat., 9291, f. 25; L. Renier, Cultura e relazioni letterarie d'Isabella d'Este, in Giorn. stor. della letter. ital., 40 (1902), pp. 320 e 322; H. Biaudet, Les nécécatures épiques, stoliques permanentes, Helsinki 1910, p. 258; L. Berra, Cinque lettere inedite di Lelio C., in Arch. della Soc. rom. di stor. patr., 53-55 (1930-32), p. 358, n. 1.