CAQUETÀ, VICARIATO APOSTOLICO DI

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CAQUETÀ, vicariato apostolico di. - In Colombia. Il territorio del C. fu la prima volta evangelizzato, con la conquista spagnola, dai Francescani, provenienti da Quito e da Papayán, i quali vi rimasero sino al principio del sec. XIX, facendo numerose conversioni e bagnando con il loro sangue il suolo della missione stessa. Verso la metà del sec. XIX, cioè terminata la guerra di indipendenza della Colombia, vennero nel C. alcuni pp. gesuiti, che ne ripartirono dopo due anni. Dal 1880 la missione restò affidata all'arcidiocesi di Popayán e poi alla diocesi di Pasto dalla quale fu dismembrata nel 1902 per essere eretta in prefettura apostolica, assegnata ai pp. cappuccini di Catajogna, che avevano fatto il loro ingresso nel territorio quattro anni prima. Nel 1930 fu eretta in vicariato apostolico.
La superfice totale della missione è di kmq. 257.240; visi contano ca. 64.300 sb., dei quali 63.000 sono cattolici e il resto pagani. Vi lavorano 24 religiosi cappuccini e un sacerdote secolare, due comunità di Fratelli maristi in numero di 10 e quattro comunità di Suore terziarie di s. Francesco in numero di 80 , e le une e gli altri dirigono scuole, orfanotrofi e ospedali. Il territorio è diviso in II parrocchie e una vicaria parrocchiale. La missione confina con le diocesi di Garzón, Ibarra, Pasto, Popayán, con il vicariato apostolico di Piani di San Martino e la prefettura apostolica di San Leone delle Amazzoni.
Bull.: AAS, 23 (1931), pp. 42-43; GM, p. 311; F. Igualada, Breve resumen de las actividades de la Misión del C., in Revista de
Misiones, 14 (1938), pp. 329-36; MC, p. 68: Archivio di Propaganda Fide, Prospectus status missionum 1948, pos. prot. n. 2272/48; ibid., pos. prot. n. 1250/30. Antonio Mazza
CARA. "Famiglia ebraica francese ( q ā r \vec{a}= il lettore), di cui tre rabbini sono da ricordarsi :
Menâhîm ben HElbô (sec. xi), il primo in ordine di tempo degli esegeti della scuola francese, che con Raši iniziò il movimento di reazione alla interpretazione moraleallegorizzante. Simeone ben Heloô, detto had-Darôbu («omiliasta»), fratello del precedente. L'attribuzione a lui della raccolta midhrá̌ica Jalpî̀ Sim'ônî è stata dimostrata falsa da L. Zunz. E citato di lui un commento ai Proverbi. Suo figlio Giuseppe ben Sim'ôn fu esegeta; ricercando il senso biblico letterale con più ardore di Rašî, i cui commenti prende per base aggiungendovi i suoi, si stacca dalla tradizione, precorrendo i metodi moderni. I suoi commenti, che abbracciano quasi tutto il Vecchio Testamento, hanno esercitato grande influenza.
Bull.: B. Einstein, R. Josef Kara und sein Kommentar zu Kohelet, Berlino 1886.

Alfredo Ravenna