CATERINA de' RICCI, santa. - Domenicana, m. il 23 apr. 1522 a Firenze, dal primo matrimonio di
suo padre, Pierfrancesco. Alessandra (era il suo nome di battesimo) trascorse la sua infanzia dapprima nella famiglia, patrizia e numerosa, poi nel monastero benedettino di S. Pietro di Monticelli e a Villa di S. Paolo presso Prato. Il 18 maggio 1535 vestì l'abito domenicano nel monastero di S. Vincenzo a Prato prendendo il nome di C. In quella comunità era vivo lo spirito del Savonarola. Di carattere generoso e deciso essa seppe unire mirabilmente l'energia di spirito alla dolcezza di animo. Dopo aver disimpegnato l'ufficio di maestra delle novizie e di sottopriora, governò il monastero per 7 bienni, compresi fra il 1552 e il 1558, da priora. Da maestra spirituale diresse anche molte persone secolari. Consultata nelle più svariate questioni spirituali da laici (come da Giovanna d'Austria, granduchessa di Toscana, da Antonio de' Gondi, ecc.), da sacerdoti, vescovi e cardinali, ebbe relazioni con s. Carlo Borromeo, s. Filippo Neri, s. Pio V e s. Maria Maddalena de' Pazzi, appoggiando con consigli e preghiere la loro opera di riforma cattolica. Oltre alle lettere familiari, in stile puro ed ameno, dirette ai suoi devoti e discepoli, lasciò altri scritti e una « laude » in onore del Savonarola che venerò particolarmente.
Favorita da doni straordinari (cambiamento di cuore, stimmate, visioni estetiche e riproduzione nel suo corpo della Passione, verificatasi dal giovedì al pomeriggio del venerdì dal 1542 al 1554), C. apparve ai contemporanei come una manifestazione vivente della Passione redentrice di Gesù, attrendo a Prato molti devoti e visitatori. Il « cantus passionis » Amici mei, composto da passi scritturistici, da lei ispirato, ha trovato posto nel Processionarium Ord. Praedicatorum. La Santa raccomanda la pace e la gioia da acquistarsi nel « gagliardo combattimento » con noi stessi. Docile alle ispirazioni di Dio l'anima deve salire per i gradini delle prove fino all'abbandono disinteressato alla volontà divina. Pur così ricca di sublime fervore ascetico, C. fu donna arguta ed equilibrata, umanamente intenta alla vita di ogni giorno.
C. morì il 2 febbr. 1590 e fu canonizzata da Benedetto XIV il 29 giugno