CHANGSHA, ARCIDIOCESI di. - Missione affidata ai Francescani italiani in Cina nella provincia del Hunan. La superfice è di kmq. 22.820; la popolazione supera di poco i 5 milioni. Nel territorio la predicazione evangelica risale alla seconda metà del sec. XVII. Nel 1856 la provincia del Hunan, staccata dal Hupch, fu cretta in missione a sé, e affidata ai Francescani, e nel 1879, divisa questa in due missioni, Hunan meridionale e settentrionale, Changsha rimase la residenza del Hunan meridionale. Dopo la insurrezione del 1900 risorsero le opere e si ricostituì la cristianità, che subì gravi contraccolpi in seguito alla guerra con il Giappone. Tuttavia il lavoro non si arrestò mai, e la missione dette origine ed altre filiazioni: Yungchow-fu nel 1925, Hengchow nel 1930, Siangtan nel 1938, tutte affidata ai Francescani.
Dall’11 apr. 1946, C. è stata elevata ad arcidiocesi-metropoli della provincia ecclesiastica hunanense, attualmente con 3 diocesi suffraganee: Changteh, Hengchow e Yuanling. Al 30 giugno 1948 il personale missionario di C. era di 16 padri italiani, 2 tedeschi, 1 jugoslavo e di 5 sacerdoti secolari cinesi. Le Francescane missionarie di Maria erano 13, di cui 5 cinesi, le suore francescane dell’Immacolata 9, tutte cinesi. I catechisti erano 54, i maestri 78, i medici alle dipendenze della missione 12 e gli infermieri 15. Le scuole, 10 elementari con 759 alunni, 2 secondarie con 157 studenti. Opere di carità: 2 ospedali, 10 dispensari, 2 orfanotrofi, 2 ospizi per vecchi. Alla stessa data i cattolici erano 9081 e 1038 i
Partito il 24 dic. 1836, sbarcò dopo pericoloso viaggio il 7 nov. 1837 all’isola di Futuna (arcipelago di Tonga). Solo dopo tre anni di abbandono, di preghiere e di sofferenza di ogni genere, riuscì a raggruppare un discreto numero di catecumeni tra cui trovava il 10 stessoso figlio del re Niuliki, il quale, fino allora favorevole al missionario, mutò poi sentimento e scatenò la persecuzione. Il C., assalito a tradimento nella sua capanna dal ministro del re, Musumusu, con una banda di sicari, fu colpito a morte, ma questa lungi dallo spegnere la religione, come intendevano i persecutori, provocò la rapida, totale e durevole conversione dell’isola. Leone XIII lo beatificò il 17 nov. 1889.
Angele Audino