CHIESA CATTOLICA LIBERALE. - Due s'ette portarono questo nome: una in Italia, l'altra in Inghilterra.
1) In Italia per qualche tempo ebbe questo nome una specie di chiesuola che alcuni apostati, seguendo i passi dei «vecchi cattolici» di Germania, tentarono di stabilire. Il fondatore e propagatore principale fu l'ex-sacerdote Luigi Prota-Giurlea del quale sono rimaste famose le domande fatte per la sua setta al ministro Mancini. Tra esse è detto come debba rivendicarsi al clero ed al popolo la elezione dei pastori, cominciando dal parroco ed andando sino al papa; come debbano assegnarsi dei sussidi sull'asse ecclesiastico a beneficio dei sacerdoti perseguitati a motivo delle loro opinioni liberali; come alla sua Chiesa debba essere consegnato uno dei tanti templi, già conventuali, esistenti in Napoli, dotandolo dei beni deri-
vanti dalle leggi eversive del 17 febbr. 1861; come debba essere efficacemente garantito dall'arbitrio dell'episcopato il basso clero, ecc. Come si vede era una Chiesa apertamente scismatica. Essa è piuttosto conosciuta con il nome di «Chiesa cattolica nazionale italiana». A differenza dei «vecchi cattolici» di Germania, essa non pretese di allacciarsi con la Chiesa scismatica giansenista di Utrecht né i tre cosiddetti vescovi (Panella, Trabucco e Prota-Giurlea) ricevettero mai la consacrazione episcopale. Condamnata dalla Chiesa, e scomunicati il capo e i suoi seguaci con breve di Pio IX al card. arciv. di Napoli del 3 luglio 1875 (cf. Cronaca contemporanea, in Civ. Catt., 9ª serie, 7 [1875, III], pp. 609-12), dopo pochi anni, malgrado gli sforzi del Prota-Giurlea e la protezione del governo italiano, questa chiesuola sparì.
2) Con il nome di C. c. l. è conosciuta adesso quella setta formatasi nel 1915-16 dal movimento vecchio-cattolico nella Gran Bretagna. Pur derivando i suoi Ordini dalla gerarchia scismatica giansenista di Utrecht, tuttavia non volle esser chiamata «vecchio-cattolica», non volendosi «che alle Chiese vecchio-cattoliche del continente possano venire imputati dei principi di liberalismo in religione, che sarebbero graditi alla Chiesa di Utrecht ed alla maggioranza delle Chiese in comunione con questa» (cf. Dichiarazioni di principi, p. 4).
Ritiere i sette Sacramenti, ma «concede ai suoi membri laici intera libertà nell'interpretazione del Credo, delle Bibbie, delle tradizioni nonché della sua liturgia e del suo sommario di dottrina»; chiede soltanto che ogni differenza di opinione sia espressa cortesemente. Ammette come validi gli Ordini anglicani, ma «i sacerdoti anglicani che desiderino di entrare fra i ministri cattolici-liberali devono sottoporsi ad una forma di nuova ordinazione del sacerdozio». Quanto alle S. Scritture insegna che sono esse ispirate «soltanto in senso generale», e professa che vi sono dei passi «che sono dettati dalla fantasia». Ai libri del Vecchio Testamento riconosce un valore «assai disuguale». La confessione è libera, come pure lo è il matrimonio dei suoi sacerdoti.
Il celebre convertito indiano J. B. Ghosal, nella storia della sua conversione, parlando della C. c. l., scrive che l'idea di una Chiesa che permettesse ai suoi aderenti la maggior libertà individuale combinata con l'antica forma del culto era proprio ciò che egli voleva, ma che, non trovandosi tale Chiesa nell'India, non poté ascriversi ad essa. Dopo la sua conversione al cattolicesimo confessava che la C. c. l., permettendo tanta libertà ai suoi membri, logicamente doveva divenire come la divisa e discorde casa del protestantesimo. La cosiddetta C. c. l. è una delle tante derivate dal vecchio-cattolicesimo, come sono la Chiesa cattolica americana (American Catholic Church), la Chiesa vecchio-cattolica in America (Old Catholic Church in America), la Chiesa vecchio-cattolica romana dell'America del Nord (North America Old Roman Catholic Church), ecc., le quali riconoscono quasi tutte la loro illegittima successione apostolica dal vescovo vecchio-cattolico Arnoldo M. Mathew, e da un altro, parimente illegittimo, J. R. Vilatte, che si convertì al cattolicesimo nel 1915, i quali pare che avessero una vera amania di consacrare vescovi illegittimi. Al presente conta una dozzina di vescovi sparsi in varie parti del mondo, ma con pochissimi seguaci.