CLAUDIO DI TORINO

CLAUDIO di TORINO. - D'origine spagnola, seguace, come sembra, di Felice d'Urgel. Frequentò a Lione la scuola che l'arcivescovo Leidrado aveva portato ad un'alta efficienza. C. si dedicò allo studio della S. Scrittura di cui in seguito commentò vari libri: Genesi (811), S. Matteo (816 ca.), le Lettere ai Galati (Quaresima 815 o 816), agli Efesini e ai Filippesi (817 o 818), ai Romani (818-20), ai Corinti (820), Esodo (821), Levitico (823), i Re e Ruth (824 ca.), Giosuè e Giudici (825 e 826). Visse alla corte di Ludovico il Pio in Aquitania, e, dopo la sua nomina a imperatore, in Aquisgrana, ove ebbe occasione

di incontrarsi con gli eruditi del tempo, tra i quali Eginardo. Ca. l'817 o l'818 l'imperatore gli affidò il governo della diocesi di Torino. Ma, poco dopo il suo ingresso, diede violentemente sfogo alle sue tendenze iconoclastiche, d'altronde ancora correnti in alcune zone del clero franco dell'epoca. Il suo modo di agire suscitò un coro di proteste oltre che dai diocesani, da Pasquale I, dall'abate Teodemiro, suo intimo amico, da Giona d'Orléans (PL 106, 305-88) e dal recluso di St-Denis, Dungal (ibid., 105, 465-530). Questi ultimi trovarono pure a ridire ai suoi scritti; il fervore della polemica allora e dopo alterò ed esagerò alquanto certi suoi errori, ferma restando la sua stravagante azione iconoclastica da lui descritta in questi termini nell'Apologeticum: « Nella città di Torino, trovai tutte le basiliche piene delle brutture degli anatemi e d'immagini, contro l'ordine della verità, e poiché io solo cominciai a distruggere ciò che tutti riverivano, perciò tutti aprirono contro di me le loro bocche a bestemmiarmi, e se Dio non m'avesse aiutato, mi avrebbero inghiottito vivo ». C. si difese con un Apologeticum, composto ca. l'825 di cui non ci rimane che qualche frammento (PL 105, 454-64). Morì nel corso dell'827 (l'8 maggio era ancora vivo) o poco dopo.

La maggior parte dei suoi scritti sono tuttora inediti (manoscritti in Manitius); i pubblicati si trovano nella PL 104, 615-918; le lettere e i frammenti dell'Apologeticum furono editi da E. Dümmler (in MGH, Epistolae Aevi Korolini, II [1895], pp. 586-613). C. fu a suo tempo l'autore che meglio conobbe le opere di S. Agostino. Nei suoi commenti, specie di catene, cita tra altri Origene, Ilario, Ambrogio, Girolamo, Rufino, l'Opus imperfectum in Matthaeum, Fulgenzio, Leone, Massimo, Gregorio e Beda.

BIBL.: F. Savio, I vescovi d'Italia. Piemonte, Torino 1899, pp. 301-10, 276-79; G. Boffito, Il codice valliceliano e III. Contributo allo studio delle dottrine religiose di C. vescovo di Torino, in Atti della R. Accademia delle scienze di Torino, 33 (1898), pp. 250-85 (analisi del commento a Matteo); Et. Dümmler, Über Leben und Lehre des Bischofs Claudius, in Sitzungsberichte der Berliner Akademie, 23 (1895), pp. 427-43; F. Vernet, s. V. in DThC, III, coll. 12-19; Manitius, I, pp. 390-96; Fliche-Martin-Frutz, VI, pp. 104, 105, 243 ag., 321; A. Wilmart, Codices Regimenes Latini, Città del Vaticano 1937, nn. 98, 200 (descrizione di due manoscritti di C.). A. Pietro Frutz
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“CLAUDIO DI TORINO.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 1046. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/claudio-di-torino.