COLLEGIO DI SAN PIETRO IN MONTO RIO

COLLEGIO DI SAN PIETRO IN MONTO RIO. - Fondato dal p. Tommaso Obicini da Novara. Egli era stato 10 anni in Palestina come missionario e conosceva bene la necessità della lingua araba per i missionari. Venuto nel 1621 a Roma propose alla S. Congregazione di Propaganda Fide di istituire uno studio di quella lingua per i frati Minori del convento di S. Pietro in Montorio: avutone l'assenso, si istituì il 3 giugno 1622 lo studio del detto convento e ne fu messo a capo il medesimo padre.
In principio lo scopo dello studio era duplice: formare professori di arabo e insegnare la lingua ai futuri missionari. Nel 1668 lo studio fu confermato da Clemente IX con il breve Crediti nobis e sottoposto alla Congregazione di Propaganda. Allo studio dell'arabo dal breve fu aggiunto quello delle controversie sulla fede, cioè sulle dottrine cattoliche dalle quali disservivano i cristiani orientali; studio che del resto vi esisteva già prima. Nel 1762 l'arabo fu sostituito dall'albanese, perché allora molti padri erano mandati missionari nell'Albania, nella Macedonia e nella Serbia, mentre per l'Oriente provvedeva il collegio di S. Bartolomeo all'isola; lo studio dell'arabo fu ripreso soltanto nel sec. XIX dopo gli sconvolgimenti della Rivoluzione Francese e le guerre napoleoniche. Nel 1722 fu prescritto anche lo studio della morale.
Temporaneamente furono insegnate anche altre discipline, come le lingue siriana, etiopica, copta, greca, cinese, giusta le necessità dei missionari. Per quest'ultima, però, gli studenti frequentavano le lezioni presso il collegio di Propaganda. Anche la matematica e la geografia furono temporaneamente insegnate, e per acquistare qualche conoscenza in medicina gli studenti praticavano gli ospedali dell'Urbe.
I lettori o professori venivano proposti dal ministro generale dell'Ordine e nominati in seguito ad un esame in presenza del segretario di Propaganda, la quale inviava gli studenti nelle missioni. Una menzione speciale meritano le dispute pubbliche, tenute nella chiesa del convento e stampate quasi tutte nella tipografia di Propaganda.
Per ordine della medesima Congregazione, di tempo in tempo furono compiute visite canoniche nel c. La durata dello studio era di due anni, ma spesso fu abbreviata per necessità delle missioni. Per essere inviato nelle missioni bastava fino al 1706 l'attestato dei superiori, ma da quell'anno gli studenti dovevano sottomettersi ad un esame dinanzi ai loro lettori, con l'assistenza di un delegato della Propaganda.
Il c. durò fino al 1870. I lettori insegnanti ammontano a ca. 70 e gli studenti a ca. 1000. Tra i primi, parecchi si distinsero per le loro opere pubblicate, così per l'arabo il p. Obicini, il p. Domenico Germano della Sesia, ottimo conoscitore e traduttore del Corano, Alessio da Todì, Antonio da Aquila, Marco da Lucca. Fra i lettori dell'albanese si distinse il p. Francesco Rossi da Montalto per la grammatica e il dizionario pubblicato in questa lingua. Per le controversie pubblicarono opere il p. Carlo Francesco Fraida da Varese: Selections huius temporis controversiae dogmaticae (Roma 1688) e Promptuarium Scoticum (ivi 1690) e specialmente il p. Carlo Francesco Camozzi da Breno con il suo: Manuale missionariorum Orientalium (2 voll., Venezia 1726).
Gli studenti andarono missionari nell'Albania, nella Valle di Lucerna, nell'Egitto, nell'Etiopia, a Costantinopoli, nell'Asia minore, nella Terra Santa, a Tripoli di Barberia, nella Cina ed anche nell'America meridionale. Tra questi alcuni furono martiri della fede, come p. Giuseppe d'Atina, p. Felice da S. Severino, Francesco da Mistretta, Ludovico da Laurenzana, Clemente Raiffer. Parecchi furono nominati vicari apostolici e vescovi nelle missioni, tra i quali si distinsero Daniele Duranti d'Arezzo, Giuseppe Rizzolati da Clauzetto, Alessio Filippi, Eusebio Semprini, Celestino Spelta, Ezechia Banci, Eustachio Zanoli. Alcuni di essi pubblicarono anche grammatiche, così, ad es., il p. Agapito Daprà da Val di Fiemme: Flores grammaticales Arabici idiomatis (Padova 1687), la quale era di speciale pregio, perché oltre alla lingua classica trattava anche la lingua volgare e perciò fu molto adottata per la pratica dei missionari. Essa rimase in uso nel seminario di Padova fino al sec. XIX, e quando si voleva ristampare la grammatica dell'Erpenio per il collegio di Propaganda nel 1845 si fece ristampare quella del p. Agapito, appunto per la sua praticità. Francesco Maria da Lecce compose la prima grammatica albanese: Osservazioni grammaticali nella lingua albanese (Roma 1716) e un dizionario.

BIBL.: A. Kleinhans, Historia studii linguae Arabica et collegii missionum ad S. Petrum in monte Aureo Romae erecti, (Biblioteca bio-bibliografica della Terra Santa e dell'Oriente francescano, nuova serie, 13), Quaracchi 1930. Arduino Kleinhans