CRISTIANO II, RE DI DANIMARCA

CRISTIANO II, re di DANIMARCA. - N. il 10 luglio 1481, m. il 25 genn. 1559. Figlio di Hans, re di Danimarca, e di Cristina di Sassonia, fu designato ancora fanciullo, nel 1487, dal Rigsrad a

successore del padre. Anche la Norvegia e la Svezia, allora unite alla Danimarca, in conseguenza dell'unione di Kalmar (1397), lo riconobbero, rispettivamente nel 1489 e nel 1499, come futuro sovrano. Nel 1502 la Svezia si dichiarò sciolta dall'unione ed elesse Sten Sture il vecchio, vicario del regno (riksförståndare). Gli avvenimenti svedesi si ripercossero in Norvegia, ove pure si tentò di sciogliersi dalla Danimarca: re Hans mandò quindi colà suo figlio C., con pieni poteri, in qualità di coreggente e di sovrano assoluto. Dopo la morte del padre, nel 1513, C. divenne re. Nel 1515 sposò Elisabetta di Borgogna, figlia di Filippo il Bello di Castiglia e sorella del futuro imperatore Carlo V. Salito al trono, prima preoccupazione di C. fu la ricostituzione dell'unione dei tre regni nordici. Si prefisse pertanto di eliminare la resistenza svedese. L'intervento gli venne facilitato dalle lotte intestine in quel paese: due partiti si contendevano il potere, da una parte gli indipendenti, con a capo Sten Sture il giovane, dall'altra gli unionisti guidati dall'arcivescovo Gustavo Trolle. Conquistata Stoccolma nel 1520, C. si fece incoronare re di Svezia, e diede l'8 nov. un terribile monito a chi volesse opporsi alla sua sovranità col cosiddetto bagno di sangue di Stoccolma (Stokholms blodbad), che costò la vita a ca. 600 persone. Le sentenze erano state eseguite accusando di eresia i colpevoli, perché avevano perseguitato e maltrattato l'arcivescovo Trolle negli anni antecedenti, ma in realtà re C. mandò a morte rappresentanti dell'unione e dell'altro partito, tra cui anche i vescovi di Strängnäs e di Skara. Ritornato in Danimarca, C. iniziò una serie di riforme, tendenti a rendere assoluto il suo governo. I sudditi infine si ribellarono, e lo costrinseo a lasciare il regno: gli successo nel 1523 sul trono Federico, duca di Holstein. Diventato protestante nel 1524, C. cercò invano di rientrare in possesso della corona. Nel 1530 abiurò il luteranesimo, e con l'aiuto di Carlo V si preparò alla riconquista del reame. Sbarcato in Norvegia, conquistò Oslo, ma si trovò ben presto in difficoltà. Re Federico, alleato con Gustavo Vasa, re di Svezia, e con Lubecca, ebbe il sopravvento, e C., venuto in Danimarca per trattare col sovrano, fu considerato prigioniero a vita, e rinchiuso nel castello di Sønderborg. Nel 1546 rinunciò ad ogni diritto sulla corona, ed ottenne dal nuovo re Cristiano III il castello di Kalundborg ed il feudo di Samsø.

Crudelle e generoso, machiavellico ed ingenuo, C. ha nutrito grandi ambizioni, senza salde fondamento. La ricostituzione dell'unione di Kalmar sotto una guida autoritaria ed assoluta era troppo grande per un solo uomo, ed egli non poteva non fallire nel suo scopo.

BIBL.: C. Paludan-Müller, De förste Konger af den Oldenborgsk Slagt, Copenhagen 1874; A. Heise, Danmarks Riges Historie 1487-1536, ivi 1902, passim. Sul bagno di sangue di Stoccolma e sui limiti della responsabilità di C. cf. N. Ahlund, Kristiern II i svensk och dansk historieskrivning, in Nordisk Tidskrift, 6 (1930), pp. 513-27, e soprattutto R. Bergström, Studier till den stora krisen i Nordens historia 1517-1523, Uppsala 1943 (in particolare lo studio Kristian II, partierna i Sverige och Stockholms blodbad, pp. 49-99).