CRUSCA, ACCADEMIA DELLA

**CRUSCA**, ACCADEMIA della. - Sorse nel 1582 si intitolò umoristicamente così perché i primi cinque soci, secondo il Rajna, a differenza di quelli dell'Accademia fiorentina, si consideravano più gente da crusca che da farina; ma il frullone scelto ad in-segna fece pensare che con esso gli accademici, vi-gili custodi delle buona lingua, volessero sceverare la farina dalla crusca. Con Leonardo Salviati (dal 1583 in poi) l'Accademia ricevette nuovo impulso, anche se il tono generale delle discussioni si man-tenne ancora vuoto o stravagante.

Il 6 marzo 1591 si parlò per la prima volta di com-pilare un *Vocabolario* che contenesse voci autorevolmente accreditate dall'uso dei classici del Trecento: il primo volume uscì nel 1612, a Venezia, presso Giovanni Al-

berti per cura di Bastiano de' Rossi. La seconda edizione (Venezia 1623) fu un modello anche per le altre nazioni; nella terza (3 voll., Firenze 1648-91) si notano molte aggiunte, riprodotte poi nella quarta edizione (ivi, 1729-1738). Nel 1783 il granduca Pietro Leopoldo soppresse la C., fondendola in unico sodalizio con altre accademie fiorentine. Essa si riprese nel 1811, per decreto di Napoleone, come organismo indipendente, costituito da 12 membri residenti e 20 corrispondenti. La quinta edizione del Vocabolario si iniziò nel 1842; ma nel 1923 si era ancora alla lettera O. In questo stesso anno la costituzione e composizione dell'Accademia veniva mutata: la pubblicazione del Vocabolario sospesa, e sostituita da una serie di testi e documenti editi criticamente e un bollettino periodico di filologia italiana. Secondo questo nuovo programma sono finora stati pubblicati i Testi fiorentini del Duecento a cura di A. Schiaffini (Firenze 1926), le edizioni critiche del Tesieda a cura di S. Battaglia (ivi 1938) e dell'Amorosa visione a cura di V. Brancara (ivi 1944), oltre 7 grossi fascicoli degli Studi di filologia italiana (ivi 1927-46). È merito della C. aver contribuito, sia pure attirandosi biasimi per la sua intransigenza, alla conservazione dell'unità e della purezza dell'organismo idiomatico italiano.

Bibl.: C. Marconcini, L'A. della C. dalle origini alle prime edizioni del vocabolario, Pisa 1910; G. Volpi, L'A. della C. al tempo della dominazione francese in Toscana, in Russ., nazio- nale, 17 (1918), pp. 269-80; id., L'A. della C. nel primo decennio della restaurazione lorenese, ibid., 24 (1919), pp. 250-57; E. Pittelli, L'ultima crociata contro la C., in Marzocco, 17 luglio 1921; C. De Lollis, C. in fermento, Firenze 1922; P. Rajna, Accademie vocabolari, in Marzocco, 18 febbr. 1923; I. Del Lungo, Per la lingua d'Italia, Bologna 1925; M. Maylender, Storia delle Accademie d'Italia, II, ivi 1927, pp. 122-46; M. Barbi, C. lingua e vocabolari, in Pan., 6 (1935), pp. 1324 (rist. in La nuova filologia, Firenze 1938); G. Toffanin, Il Cinquecento, Milano 1941, p. 525 seg.; G. Gentile, Gino Capponi e la cultura toscana nel sere, XIX, 3a ed., Firenze 1942, pp. 432-58. Antonio Altamura