Enciclopedia Cattolica vol. IV, 1950 Ordini, congregazioni e istituti religiosi Monaci

CULDEI

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Noto anche come: inglese: Culdee; Céli Dé

CULDEI. - Comunità religiose proprie del monachesimo celtico. Le loro origini sono poco note. Quale istituzione distinta, i C. appartenevano al movimento di riforma del sec. VIII. « L'ipotesi più soddisfacente è che i C. fossero comunità religiose che si raccogliessero intorno ai capi riformatori... e che il metodo da loro seguito fosse quello di combinare l'austerità della vita dei reclusi o degli anacoreti con la vita in comune ben organizzata e con la stretta e rigorosa sorveglianza di un superiore spirituale » (Kenney).

Il loro nome, da alcuni considerato come la corruzione del latino cultores Dei, deriva dal celtico (irlandese Cili Dé, scozzese Kili Dei) e significa « servi di Dio ». L'attimizzato in Colideus, Culledens, Kelledens (inglese Culdee), il vocabolo è antico, ma come termine specifico d'una categoria di monaci s'incontra solo nel sec. VIII.

Il più noto apostolo di tale riforma è Maelruan (Máel-Ruain, m. nel 792), fondatore del monastero di Tamlachta (ora Tallaght, presso Dublino), principale centro del movimento. Tra i suoi illustri discepoli va ricordato Máel-Dithruib e, soprattutto, Oengus (o Aengus) detto « il c. ». Da Tamlachta provengono i tre famosi documenti: il Martirologio di Oengus, il Martirologio di Tallaght e il Messale di Stowe.

A s. Maelruan si attribuisce una regola monastica, edita e tradotta in inglese da W. Reeves. È bene rilevare che tutte le regole irlandesi conosciute, benché portino il nome di famosi santi antichi, appartengono, nella redazione pervenutaci, a questo periodo dell'VIII-IX sec.

A Tallaght i C. componevano l'intera comunità monastica, mentre altrove, come a Ros-eré, formavano una comunità distinta situata nelle vicinanze della vecchia chiesa monastica; altrove ancora, come ad Armagh, costituivano un gruppo particolare, quasi una comunità di « stretta osservanza » entro la vecchia, più grande e decadente organizzazione.

I loro usi ci sono noti in parte dalle tre Regole o direttori ascetici pervenutici in irlandese: 1) la ricordata Regola di s. Maelruan; 2) le Note sui costumi di Tallaght, raccolte parte verso l'a. 840, parte dopo; 3) la settima sezione degli Insegnamenti di s. Mochuta (m. nel 636), in versi (redazione del sec. IX).

Loro programma era: « vegliare, pregare, leggere, lavorare ». Per spirito di mortificazione escludevano la musica. Avevano una doppia quaresima; la grande, prima di Pasqua, e quella di estate, dopo la Pentecoste. Praticavano la confessione settimanale; il confessore era chiamato « l'amico dell'anima ».

Dall'Irlanda l'istituto dei C. passò nella Gran Bretagna e in Scozia (centro principale a S. Andrews), modificandosi secondo i paesi. Le invasioni danesi provocarono la decadenza dell'istituzione, che per altro sopravvisse fino alla Riforma protestante.

Si pretese allora di vedere nei C. una espressione di tutto il monachismo celtico, dalla fede primitiva « non corrotta da Roma ». Non sono poi mancati quelli che, per ragioni nazionalistiche hanno sostenuto la loro origine scozzese anziché irlandese.

Bibliografia10 opere
BIBL.: W. Reeves, The Culdes of the British Islands, Dublino 1864; id., On the Cili-Dé, commonly called Culdes, in Transactions of the Royal Irish Academy, XXIV (1873), pp. 119-263 (lavoro fondamentale); A. W. Haddon e W. Stubbs, Councils and ecclesiastical documents relating to Great Britain and Ireland, II, parte 1°, Oxford 1873, pp. 278-85 (Litanie de C. in uso nel monastero di Dunkeld); W. Stokes, The Martyrology of Oengus the Culdes, Londra 1906; F. Cabrol, L'Angleterre chrétienne, 2° ed., Parigi 1909, pp. 212 sg.; T. J. Perry, s. v. in Euc. of Rel. and Eth., IV, p. 537 sg.; L. Gougard, s. v. in DACL, III, coll. 3186-90; id., Inventaire des Règles monastiques Irlandaises. Note additionnelle sur la Règle de Saint Mochuta, in Rev. bénéd., 28 (1911), pp. 86-89; J. F. Kenney, The Sources for the early History of Ireland, I, Nuova York 1929, pp. 468-85; G. Prampolini, Storia universale della letteratura, II, Torino 1934, p. 575.

Igino Cecchetti

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Di Igino Cecchetti

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), coll. 1035–1036.

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Cecchetti, Igino. “Culdei.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IV, coll. 1035–1036. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/culdei.

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Cecchetti, Igino. “Culdei.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1035–1036. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/culdei.

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