CULDEI. - Comunità religiose proprie del monachesimo celtico. Le loro origini sono poco note. Quale istituzione distinta, i C. appartenevano al movimento di riforma del sec. VIII. « L'ipotesi più soddisfacente è che i C. fossero comunità religiose che si raccogliessero intorno ai capi riformatori... e che il metodo da loro seguito fosse quello di combinare l'austerità della vita dei reclusi o degli anacoreti con la vita
in comune ben organizzata e con la stretta e rigorosa sorveglianza di un superiore spirituale » (Kenney).
Il loro nome, da alcuni considerato come la corruzione del latino cultores Dei, deriva dal celtico (irlandese Cili Dé, scozzese Kili Dei) e significa « servi di Dio ». L'attimizzato in Colideus, Culledens, Kelledens (inglese Culdee), il vocabolo è antico, ma come termine specifico d'una categoria di monaci s'incontra solo nel sec. VIII.
Il più noto apostolo di tale riforma è Maelruan (Máel-Ruain, m. nel 792), fondatore del monastero di Tamlachta (ora Tallaght, presso Dublino), principale centro del movimento. Tra i suoi illustri discepoli va ricordato Máel-Dithruib e, soprattutto, Oengus (o Aengus) detto « il c. ». Da Tamlachta provengono i tre famosi documenti: il Martirologio di Oengus, il Martirologio di Tallaght e il Messale di Stowe.
A s. Maelruan si attribuisce una regola monastica, edita e tradotta in inglese da W. Reeves. È bene rilevare che tutte le regole irlandesi conosciute, benché portino il nome di famosi santi antichi, appartengono, nella redazione pervenutaci, a questo periodo dell'VIII-IX sec.
A Tallaght i C. componevano l'intera comunità monastica, mentre altrove, come a Ros-eré, formavano una comunità distinta situata nelle vicinanze della vecchia chiesa monastica; altrove ancora, come ad Armagh, costituivano un gruppo particolare, quasi una comunità di « stretta osservanza » entro la vecchia, più grande e decadente organizzazione.
I loro usi ci sono noti in parte dalle tre Regole o direttori ascetici pervenutici in irlandese: 1) la ricordata Regola di s. Maelruan; 2) le Note sui costumi di Tallaght, raccolte parte verso l'a. 840, parte dopo; 3) la settima sezione degli Insegnamenti di s. Mochuta (m. nel 636), in versi (redazione del sec. IX).
Loro programma era: « vegliare, pregare, leggere, lavorare ». Per spirito di mortificazione escludevano la musica. Avevano una doppia quaresima; la grande, prima di Pasqua, e quella di estate, dopo la Pentecoste. Praticavano la confessione settimanale; il confessore era chiamato « l'amico dell'anima ».
Dall'Irlanda l'istituto dei C. passò nella Gran Bretagna e in Scozia (centro principale a S. Andrews), modificandosi secondo i paesi. Le invasioni danesi provocarono la decadenza dell'istituzione, che per altro sopravvisse fino alla Riforma protestante.
Si pretese allora di vedere nei C. una espressione di tutto il monachismo celtico, dalla fede primitiva « non corrotta da Roma ». Non sono poi mancati quelli che, per ragioni nazionalistiche hanno sostenuto la loro origine scozzese anziché irlandese.