DE FERRARIIS, ANTONIO. - Sacerdote cattolico di rito greco, detto il Galateo, perché n. a Galatone (Otranto) nel 1444. A Napoli frequentò l'Accademia Pontaniana e dal 1490 fu medico di corte degli Aragonesi. M. a Gallipoli il 12 nov. 1517, lasciando più di 60 opuscoli di vario contenuto.
Pose a base del suo pensiero filosofico la fede nella trascendenza : metafisica, logica ed etica informò a quel concetto della Provvidenza, che ribadì nella Esposizione del Pater Noster (1504), l'unica sua opera in volgare. Oltre il De educatione scrisse opuscoli di medicina in cui mirò a disarabizzare la cultura medica. Gran clamore sollevò la pubblicazione di un aspro opuscolo polemico, Heremita (1496), in cui il De F. non seppe nettamente didistinguere tra la Chiesa come istituzione e la condotta di alcuni suoi membri. Degli scritti moralistici si ricordano: De gloria contemnenda e De inconstantia humani animi.
Antonio Altamura
Pedagogia. - Il trattato De educatione, scritto tra il 1504 e il 1505 , è indirizzato all'accademico pontaniano Crisostomo Colonna precettore di Ferdinando, primogenito di Federico re di Napoli.
Il De F. vorrebbe che l'educazione del giovane principe fosse tutta improntata ad alto e sincero spirito di italianità. Perciò traccia un programma ideale dell'educazione del principe in perfetto accordo con la migliore tradizione italiana classica e cristiana insieme. C'è nel De F. qualche tratto che lo accosta al suo grande contemporaneo Machiavelli. La stessa avversione per i barbari invasori della patria e lo stesso bisogno di vederla libera da loro. Il De educatione nella prima parte tratta soprattutto della educazione presso gli antichi non senza sommamente ammirare quella dei Greci e dei Romani, nonché quella degli antichi Italiani, sobri, attivi, amanti delle lettere latine e greche, della musica, degli esercizi fisici, della caccia. L'educazione del giovane, continua, sia semplice e si ispiri sempre al vero, perché "nihil homine indignius quam mentiri et simulare». Legga i poeti, gli storici, i filosofi, i giureconsulti, i teologi, lavori anche e fatichi : il lavoro "cibum antecedat et mane et vespere", perché "nemo est melior coujuus quam labor». Frugalità ed esercizio sono la via migliore alla santità. Il giovane sia anche religioso; non abbia frequente consuetudine
con le donne, nelle quali "non modo remittitur, sed extinguitur, igniculus animi adulescentium». Fugga come fosse peste, il gioco o delle carte o degli scacchi. Ami piuttosto l'esercizio della caccia, "quae imaginem quandam habet rei bellicae». Legga poi le gesta degli eroi, segua l'esempio dei maggiori, con le lettere apprenda la storia naturale e la filosofia morale. Il De F. esalta, secondo la concezione umanistica, l'uomo come essere di ragione; difatti nel suo De nobilitate et distinctione humani generis dice che la sola mente è quella che ci distingue dai bruti; al certo quanto più siamo prestanti per quella, tanto più siamo partecipi della vera umanità. Nel De dignitate disciplinaeum esalta la nubiltà e lo studio delle lettere. Spirito italiano, il De F. si ispira ad un'educazione tutta italiana anche perché crede di potere in essa e per essa restituire all'Italia l'antico valore vilipeso e manomesse dalla dominazione straniera. Nei riguardi dell'educazione muliebre il De F. mostra una visione alquanto limitata. In una lettera a Bona Sforza traccia un disegno di educazione, buono piuttosto per l'educazione di un uomo; può servire a Bona che è principessa ed è nata quindi al comando; ma la donna, per l'ordinario, "è nata a far la lana, a trattare conocchie e lusi». La donna, anche se non deve ignorare, non deve esperimentare "quanto è fuori la soglia di casa ". In accordo con gh educatori umanisti il De F. voleva che fosse coltivata anche la musica, ma quella maschia e robusta, non quella effeminata, languida e lugubre.