DE MAS. - Discepolo di s. Paolo, ricordato in II Tim. 4, 10 con una nota poco lusinghiera: «D. mi ha abbandonato per amore del secolo presente, e se n'è andato a Tessalonica». Il nome (Δημάς) può essere un'abbreviazione di Δημάς. Dal tono non eccessivamente duro usato da Paolo sembra potersi arguire che D. non sia un apostata. Si tratta, ad ogni modo, di una vittima della paura, o piuttosto della preoccupazione per interessi temporali. In questa seconda ipotesi, il «secolo presente» (δυς αἰδόν) deve significare il mondo del commercio e della ricchezza. D. lo ha amato al punto da abbandonare Paolo prigioniero quando la sentenza, sfavorevole all'Apostolo, si poteva presentire imminente. Forse andò a Tessalonica o perché oriundo di questa città o perché vi aveva interessi commerciali. D. era stato al fianco di Paolo anche durante la prima prigionia romana: è ricordato in Col. 4, 14, a paragone di Luca, in maniera molto asciutta, con il solo nome. In Philem. 24, però, egli riceve, in gruppo con Marco, Aristarco e Luca, il titolo di cooperatore (συνεργός).
J. Chapman ha pensato che D. debba identificarsi con quel Demetrio che è ricordato con onore in III Io. 12; mentre per V. Bartlet sarebbe l'argentiere di Efeso, convertito (cf. J. Chaine, Les épîtres catholiques, Parigi 1939, pp. 239, 258). Nel primo caso si dovrebbe supporre un generoso ritorno di D. alla vita apostolica, contrariamente all'opinione di Epifanio (Haer., LI, 6: PG 41, 897), che novera D. tra gli eretici. Negli Atti di Paolo e di Tecla, 1. 4. 12. 14 (ed. L. Vouaux, Parigi 1913, pp. 146, 152, 170, 172) è presentato, con Ermogene, come ipocrita e geloso di Paolo.