DECROLY, OVIDE

DECROLY, OVIDE. - N. a Renax (Fiandre orientali) il 23 luglio 1871 e m. a Bruxelles il 12 sett. 1932, è uno dei più eminenti rappresentanti del movimento delle « scuole nuove ». Dai risultati ottenuti sui fanciulli anormali egli fu indotto ad applicare gli stessi metodi ai fanciulli normali, per i quali, nel 1907, aprì a Ixelles un istituto detto, dalla via in cui sorse, Ecole de l'Ermitage. Nel 1914 il D. ottenne la cattedra di pedagogia nell'istituto superiore di Bull Temps e nel 1920 quella di psicologia dell'infanzia nell'Università di Bruxelles. Il D. fonda il suo metodo su basi psicologiche (a questo fine aveva fondata nel 1905 la Società belga di pe-

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(let. Biblioteca Vaticana)
Decretum ao Armenio - Bolla Exultate Deo, Firenze 22 nov. 1439 - Biblioteca Vaticana, cod. Reg. lat. 350, f. 5^{°} (sec. xv).

detocnica) e parte dai noti principi della scuola attiva, dando un sistema che si basa su alcuni punti, quali l'ambiente, la composizione delle classi, i locali, e prende valore e significato soprattutto nei cosiddetti «centri di interesse». L'interesse nella concezione del D. è una partecipazione attiva dello scolaro alla vita della scuola, anzi alla vita, perché la scuola, cioè l'interesse del fanciullo, si identifica con la vita stessa dell'uomo nelle sue primordiali e fondamentali necessità. Se il centro di interesse è, poniamo, la lana, esso può dar luogo ad una grande varietà di esercizi, che possono tener destra l'attenzione e la mente dei fanciulli per un considerevole periodo di tempo. Il sapere – e quindi il metodo che ad esso porta – non verrebbe più disperso in una serie di discipline le une staccate dalle altre, ma legato ad un principio, ad un centro, da cui si verrebbe articolando per riconoscersi in ogni sua parte come aspetto di un tutto. Da questo principio nasce nel D. l'altro particolare aspetto del suo sistema, che è il metodo globale oggi adottato nelle scuole di molti paesi. Si tratta di cogliere la parola nella sua totalità, che è la realtà stessa della parola, e non nella sua frammentarietà sillabica, che non ha ragione di essere nella coscienza del fanciullo. Il fanciullo impara a pronunciare la parola normale, non la sillaba, quindi deve imparare a leggere e a scrivere, non scomponendo analiticamente la parola in sillabe, ma inserendo la parola nella frase. L'adulto può fare l'analisi perché già è pervenuto ed ha coscienza della sintesi.

Il metodo di D., con i suoi centri di interesse, non manca senza dubbio di affascinare; ma, a ben guardarvi dentro, esso mostra, per lo meno, una sua particolare limitatezza e insufficienza. Non c'è dubbio che se è valevole il principio che non c'è scuola ove manchi l'interesse, bisogna dire però che l'interesse deve essere vivo e reale e non solo deve partire dal centro della vita dell'uomo, ma deve investire tutto l'uomo, che è natura ed è spirito; è corpo ed è pure anima; cammina sulla terra, ma sente che la meta del suo cammino non può assurgirsi o concludersi in questo mondo. Il fanciullo avverte che la sua interiorità è ricca di affetti che lo legano alla famiglia, alla società, alla tradizione, alla religione, a Dio. Se dal punto di vista metodologico può essere bene che il fanciullo sia posto al centro della scuola, bisogna pure avvertire, ed il fanciullo stesso lo avverte, che fuori, e al di sopra di lui c'è una verità a cui pur bisogna tendere con tutto lo slancio e le forze dell'anima. La scuola non deve dare al fanciullo soltanto la capacità di disimpegnarsi nell'ambiente in cui vive, ma deve fare in modo che il fanciullo stesso riconosca in sé una più concreta umanità che lo innalzi a un mondo ideale che invano cercherebbe nel cerchio della sua vita tutta intessuta di esigenze biologiche.

BIBL.: Opere: Vers l'école rénovée (in collab. con G. Boon). Bruxelles-Parigi 1921; Le traitement et l'éducation des enfants irréguliers, Bruxelles 1925; Introduction à la pédagogie quantitative (in collab. con R. Buysse), 1928; La fonction de globalisation et l'enseignement, 1929; La statistique appliquée aux problèmes pédagogiques, 1929; Épreuves de compréhension, 1930; La gestion et l'administration et l'expérience de l'éducation, 1931; Comment l'enfant arrive à parler, 1934; L'exploration du langage de l'enfant (in collab. con R. Judet et I. Segers), 1937; La pratique des tests mentaux (in collab. con R. Buysse), 1938.

Studi: A. Hamaide, La méthode D., Neuchâtel-Parigi 1922; E. Euguenin, La méthode D., in L'éducation, 1923; I. Dechamps, L'autodéduction à l'école appliquée au programme du dr. D., Bruxelles 1924; E. Flayol, Le dr. D. éducateur, Parigi 1934; E. Devaud, Le système D. et la pédagogie chrétienne, Bruxelles 1936 (trad. it., in Per una scuola attiva secondo l'ordine cristiano, Brescia 1940); A. Ferrière, D., in Education, parte 2, febbr. 1936, p. 68; Fr. De Moor, L'école active par la méthode D., Bruxelles 1937; G. Gabrieli, La scuola in cammino, Firenze 1938, pp. 102-133; E. Codignola, Le «Scuole nuove» e i loro problemi, 1938, pp. 74-79; E. Planchard, La pédagogie scolaire contemporaine, Tournai-Parigi 1948, pp. 263-68 e passim. Nino Sammartano