DITI NETTA, VITO MICHELE, VENERABILE

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DITI NETTA, VITO MICHELE, venerabile. - N. a Vallata (Avellino) il 26 febbr. 1787, m. il 3 dic. 1849. Dal seminario di S. Angelo dei Lombardi, passò al noviziato dei Redentoristi. Appena professò, il 29 genn. 1806 fu dalle milizie napoleoniche cacciato in esilio, donde tornò fedele in convento e fu consacrato sacerdote il 30 marzo 1811 a Lacedonia. Nell'ott. dello stesso anno fu a Catanzaro e poi a Tropea, ove rimase, eccetto un triennio trascorso a Ciorani quale maestro dei novizi, sino alla morte avvenuta secondo quanto aveva predetto. In questa città strinse amicizia con il filosofo Galluppi. Evan-gelizzò con il fruttuoso sistema alfonsiano da ott. a giugno, per 7 lustri, le abbandonate popolazioni sparse nelle diocesi di Tropea e Nicotera, Mileto, Gerace, Oppido, Squillace, Reggio e Cosenza, cercando unicamente la gloria divina e la salvezza delle anime tra sacrifici inauditi, e meritandosi il titolo di apostolo delle Calabrie. Dio rese fecondo e duraturo

l'apostolato del suo infaticabile operaio con prodigi singolari. Pio XI con decreto del 7 luglio 1935, proclamando l'eroicità delle virtù, approssimava la sua beatificazione.

BIBL.: Atti accademici degli Affiatati, II, manoscritto presso l'archivio privato del marchese Toraldo in Tropea; A. Di Coste, L'apostolo delle Calabrie: ven. p. V. M. Di N., Valle di Pompei 1914.